COSA SONO E COME MAI ABBIAMO LE FOBIE ?

Chi non ne soffre non comprenderà mai la paura, il terrore che scatta in una persona affetta da fobia di fronte al suo peggiore incubo. Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità della propria paura, ma non possono controllarla. Quando si ha una fobia si tende a stare il più lontano possibile dall’oggetto pauroso.

 

La maggioranza della popolazione soffre di diverse forme di fobia, alcune gestibili ma altre estremamente invalidanti.

Le più diffuse riguardano la fobia dell’altezza, dei serpenti, quella dei ragni, la fobia degli spazi chiusi o di quelli aperti.

 

Le fobie spesso sono così radicate che diventa molto difficile superarle da soli, per farlo solitamente ci si affida a uno psicologo con cui si lavorerà sulle due parti che la compongono: i sintomi manifesti e la parte inconsapevole, quella da cui nasce la paura irrazionale. 

Il vissuto negativo si ridurrà, vedrete il vostro terrore allontanarsi e il coraggio farsi sempre più grande.

 

 

 

 

Come possiamo riconoscere una fobia (dalla semplice paura) ?

 

Le fobie sono il disurbo d’ansia più diffuso, sono delle paure irrazionali su cui sentiamo di non avere controllo.

Le fobie nascono da una paura irrazionale che ci paralizza al solo pensiero dell’oggetto o della situazione fobica con la conseguenza che eviteremo situazioni e momenti al solo scopo di non avvicinarsi alla fonte del terrore.

L’ origine delle fobie può essere associata a trasmissioni genetiche oppure a un trauma che si può più o meno ricordare.

 

 

Lo stimolo in sé non è pauroso ma la persona fobica lo vede come qualcosa di terrificante tanto da fare di tutto per evitare di venirci a contatto.

I sintomi più comuni alla vista dell’oggetto fobico sono tachicardia, sudorazione, respirazione accelerata; palpitazioni, aumento della pressione sanguigna e vero e proprio terrore.

 

 

 

 

Quando possono essersi sviluppate le fobie ?

 

Le fobie possono essersi sviluppate anche in momenti inaspettati.

Ad esempio un forte e spaventoso rumore mentre un bambino osserva un topolino può far scatenare l’associazione tra topo e paura generando la fobia per il roditore.

 

 

 

Consiglio personale

 

Non dobbiamo neanche prendere dalla rabbia se qualcuno ci prende in giro perché se per qualcuno la nostra fobia è ridicola, lui di certo ne avrà qualcuna che, per noi, potrebbe essere altrettanto ridicola. Ma il punto non è se la fobia è ridicola o meno, ma piuttosto che ognuno vive le situazioni in maniera diversa e quello che per uno può essere un nonnulla, per un altro può essere fonte di grande disagio.

 

Fonte: grazia

 

 

 

L’organizzazione YouGov UK

 

L’organizzazione YouGov UK ha condotto un’indagine per conoscere quali fossero le maggiori fobie ancora diffuse tra le persone, scoprendo che ve ne sono ben 13 che popolano gli incubi di molti.
Alcune di queste probabilmente le conosciamo già senza che ci fosse bisogno di un sondaggio, ma ve ne sono alcune che possono sembrare insolite.

 

Vediamo allora quali sono queste fobie, in ordine di importanza e maggiore diffusione:

 

Al primo posto si piazza la paura delle altezze, o acrofobia con la maggioranza delle persone che ha dichiarato di sentirsi insicura quando si trova in alto, che sia su una scala, un balcone e via discorrendo.

 

Al secondo posto c’è l’atavica paura dei serpenti, o ofidiofobia. Il rettile strisciante è ancora e da sempre temuto dalle persone, specie di sesso femminile.

 

Al terzo posto, la paura di parlare in pubblico o glossofobia che paralizza molte persone.

 

Il quarto posto se lo aggiudica la paura dei ragni o aracnofobia, con la maggioranza di donne che ne soffrono ma anche gli uomini non si tirano indietro. Le otto zampette specie se pelose fanno ancora rabbrividire molti.

 

La paura dei piccoli spazi o claustrofobia è al quinto posto tra le fobie delle persone che, al solo pensiero di restare chiusi da qualche parte già iniziano a sentire che manca loro il fiato.
Se qualcuno ha per un attimo pensato che ci si fosse dimenticati dei simpatici (per qualcuno) topolini, be’, non è così.

 

La paura dei topi, o musofobia, si è piazzata al sesto posto. Posizione che può apparire troppo in basso nella classifica, perché la paura dei topi è una di quelle più utilizzate anche nella letteratura e nelle gag di film e commedie.

Che dire poi della paura degli aghi? La cosiddetta belonefobia magari poco conosciuta che si piazza al settimo posto facendo tremare molte delle persone che si devono per esempio far fare un’iniezione. Ma non solo questa fobia fa rabbrividire al solo pensiero o vista di un oggetto appuntito come un ago, uno spillo ma anche coltelli e simili che possono provocare punture o ferite sanguinanti.

 

All’ottavo posto si trova la paura di volare o pteromeranofobia quando la paura riguarda tutte le forme di volo. Se la paura è riferita soltanto al volare in aereo, è definita aerofobia, che è poi la più diffusa. In questo caso, il timore è quello di restare vittima di un incidente.

 

Al nono posto troviamo una fobia ben nota: quella degli spazi aperti o agorafobia. Le persone che soffrono di questa fobia spesso temono di non potersi rifugiare immediatamente in un luogo ritenuto sicuro, e che gli spazi aperti non possono offrire.

 

Allo stesso posto c’è la paura della folla o enoclofobia che mette a serio disagio le persone che si trovino in mezzo a tanta gente.
Un’insolita paura è quella che troviamo al decimo posto: la paura dei clown o coulrofobia che si riscontra spesso tra gli adolescenti e gli adulti. Questa paura secondo alcuni potrebbe essere stata anche alimentata dai film horror che avevano come protagonista proprio un clown.

 

Altra fobia vecchia come il mondo è la paura del buio o nictofobia che si guadagna tuttavia soltanto l’undicesimo posto. Di questa paura c’è poco da dire perché almeno una volta nella vita ne hanno sofferto praticamente tutti.

 

Al dodicesimo posto si piazza la paura del sangue o emofobia. Questa paura fa fare giacomo giacomo alle gambe di chiunque ne soffra al solo nominare il sangue.

 

La ben nota paura dei cani o cinofobia occupa l’ultima posizione. Un posto in classifica che forse mostra come il rapporto con l’amico dell’uomo sia migliorato nel tempo, per cui si è meno timorosi.

 

Fonte: lastampa

 

 

 

 

Cos’è la paura

 

La paura può essere definita come uno stato mentale generato dalla percezione di minaccia rispetto a un determinato pericolo. In questo caso il pericolo è ben determinato per natura ed entità e limitato nel tempo e nello spazio.

Avere paura è assolutamente normale. Un grande alpinista ha detto: la paura è la base della sicurezza e quindi della sopravvivenza. La paura del vuoto che si prova in montagna è indispensabile per aumentare l’attenzione e ridurre i rischi.

 

La paura si manifesta molto rapidamente ed è associata a un’intensa attivazione fisica. Davanti a uno stimolo minaccioso, l’organismo si prepara in modo del tutto automatico a uno dei seguenti comportamenti di risposta:

  • attacco, avvicinamento, esplorazione
  • fuga, allontanamento, chiusura
  • congelamento, immobilizzazione davanti all’intollerabilità della minaccia

 

La paura è un’emozione e come tale non è controllabile (sarebbe come chiedere al proprio cuore di battere più piano). Di conseguenza, si può solamente intervenire su modalità per aggirare l’emozione della paura e ridurre la percezione di minaccia attraverso azioni cognitive o comportamentali.

 

Fonte: junglam

 

 

 

 

Le 10 fobie più strane:

  1. Anablefobia: È il timore di guardare in alto. Sì, di rivolgere gli occhi al cielo. Alle volte è collegata alla profonda consapevolezza della nostra piccolezza nell’universo e più in generale a un senso di paura per ciò che ci è sconosciuto.
  2.  Chaetofobia: Si tratta della paura dei capelli. Certe volte basta il solo pensiero, altre occorre il contatto con capelli umani o peluria di vario genere, anche animale. Altre ancora si rivolge verso i propri capelli o capigliature eccessivamente voluminose.
  3. Hippopotomonstrosesquipedaliofobia: E’ il timore delle parole lunghe. In particolare di pronunciare termini particolarmente lunghi. È anche nota come sesquipedaliofobia.
  4. Alliumfobia: Ebbene sì, si tratta della paura dell’aglio. A quanto pare non spaventa solo Dracula.
  5. Peladofobia: E’ il timore della gente calva. Nota anche come falacrofobia, funziona nei due sensi: la paura è cioè quella di rimanere calvi o di stare vicino a persone senza capelli.
  6. Omfalofobia: Altra fobia abbastanza rara, è legata al fastidio e al timore di dover far toccare il proprio ombelico. Magari anche da sé. L’espressione? Un rifiuto totale di contatti in quella porzione di corpo.
  7. Papafobia: Esiste davvero sebbene sia sia tra le più rare in assoluto: è la paura del pontefice e di tutto ciò che ruota attorno alle simbologie cattolico-vaticane.
  8. Clinofobia: È il timore del sonno, di addormentarsi e staccarsi dalla realtà. Magari perché si associa il coricamento con la morte. Spesso non a caso questo timore sfocia nell’insonnia.
  9. Cromatofobia: Si tratta della paura dei colori. Spesso perché a una certa tinta si associa un momento o un trauma. Si possono dunque temere tutte le tinte o una soltanto al punto da dare vita a sottocategorie come la cianofobia (paura dell’azzurro), crisofobia (paura dell’arancione) e così via.
  10. Arachibuytrofobia: Rarissimo in Italia è il timore che il burro d’arachidi si appiccichi al palato. Ma in fondo a pensarci bene è la paura che molti replicano per cibi e sostanze viscose o appiccicose.

 

 

Fonte: agi

 

 

 

Federico Petrozzi spiega come affrontare le fobie quando si manifestano

 

Le fobie si possono manifestare all’improvviso e cogliere completamente impreparati. In questo caso, cosa si può fare? Lo Psicologo, Psicoterapeuta e Senior Executive Coach Federico Petrozzi ha risposto alla domanda dando alcuni utili consigli pratici.

 

Cosa si può fare di veramente efficace durante l’esposizione a una paura?


Se di colpo ci si trova di fronte a una paura non preesistente (per esempio, un’improvvisa fobia per il volo), potete comportarvi così:

  • toglietevi le scarpe e appoggiate saldamente le piante dei piedi per terra con le dita ben divaricate

 

  • appoggiate le mani ben aperte sulle cosce (non afferrate e stringete il bracciolo della poltrona)

 

  • chiudete gli occhi e focalizzate l’attenzione sulla percezione del contatto con il suolo (piedi) e sulle cosce (mani)

 

  • respirate attraverso il naso, inspirando profondamente e lentamente (contate fino a 6) ed espirando delicatamente e lentamente (contate fino a 6), poi trattenete fuori l’aria (contate fino a 10). Se sentite fame d’aria, non fate un respiro profondo, ma inspirate profondamente e lentamente (contate fino a 7), espirate profondamente e lentamente (contate fino a 6) e trattenete fuori l’aria (contate fino a 10).

 

 

Procedete in questo modo fino a quando la sensazione di paura è cessata.

 

Insieme alla respirazione addominale profonda, per superare paure occasionali potete mettere in pratica altri accorgimenti:

  • visualizzate voi stessi in una situazione piacevole (che va preparata prima). Per esempio, se la cosa che vi rilassa di più è la montagna, visualizzatevi in montagna, mentre camminate nei boschi o percorrete un sentiero;

 

  • se siete soli, per rafforzare la visualizzazione potete verbalizzare ciò che osservate (per esempio, potete ripetere: “Vedo gli alberi, vedo l’abete sotto il quale mi sono fermato, vedo il rifugio in cui ho mangiato la torta di mele, ecc.”);

 

  • aiutatevi con la tecnologia, osservando delle immagini piacevoli o dei filmati che ricordano eventi piacevoli oppure impegnandovi in un gioco che richiede grande concentrazione.

 

 

 

È possibile vincere le fobie? Secondo Federico Petrozzi reagire non solo è possibile ma anche necessario. Lo Psicologo e Psicoterapeuta ha risposto al quesito con alcuni suggerimenti davvero preziosi.

 

Cosa si può fare di veramente efficace dopo essere stati esposti a una paura ?


La cosa più importante è passare dalla paura all’azione. Di fatto, la paura è una reazione inibitoria delle funzioni cerebrali più evolute, un’emozione che ci riporta a condizioni primordiali, in cui la sopravvivenza dipendeva dalla velocità alla quale si poteva fuggire o dalla ferocia dell’attacco che si poteva sferrare. Quindi, estremamente istintuale e non controllabile. Di conseguenza, il punto consiste nel passare consapevolmente dalla paura all’azione, ovvero prendere la decisione.

 

Spesso si preferisce rimanere invischiati nella paura e restare nella zona di comfort (“Ho paura, non fare nulla è meglio di qualsiasi altra cosa…”) anziché dire: “Ho paura ma la paura è un’emozione come un’altra e io posso decidere di sostituire a questa emozione un’altra emozione più piacevole”.

Tecnicamente questo processo a livello cerebrale si chiama pruning (potatura). Possiamo sovrascrivere una determinata abitudine (dopo un po’, la paura diventa un’abitudine) con un’altra abitudine (la respirazione consapevole, la visualizzazione di situazioni piacevoli, la focalizzazione su attività diverse dallo stare fermi e subire la paura).

 

 

E se non si riesce a prendere la decisione ?

Una soluzione può essere quella di avviare “attività antagoniste”, nel momento in cui si è in preda alla paura. Per riuscirci è necessario fare un respiro profondo e iniziare a contare da 5 a 0, dove 5 rappresenta lo stato attuale e o il momento in cui si avvia effettivamente l’azione antagonista (la respirazione profonda, la visualizzazione di immagini piacevoli, ecc.).

Se si esegue questa operazione con grande attenzione e concentrazione all’approssimarsi dello zero il cervello fa come una sorta di reset e ci si sente pronti ad avviare la nuova azione che ci farà sentire meglio.

 

Fonte: junglam

 

 

 

Che cosa afferma Giorgio Nardone ?

 

«La paura è democratica», afferma Giorgio Nardone, psicologo, psicoterapeuta e direttore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo (un istituto di ricerca, training e cura di queste patologie), «in 15 anni di terapia ho incontrato oltre 10 mila pazienti, il 52% dei quali donne, il 48% uomini.

Non c’è quindi una differenza significativa tra sessi, né tra ceti sociali. Neppure medici e psicologi che con le fobie hanno a che fare ogni giorno ne sono immuni».

 

Fonte: focus

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