Esclusivo: Parla l’ex agente dei servizi segreti che ha visto i documenti su Tunguska

La stanza odorava di carta umida e di caffè vecchio quando lui ha chiesto di spegnere il registratore. Erano le 23:41, in un bar quasi vuoto vicino a Termini, e l’ex agente aveva già ripetuto due volte la stessa cosa: “Alcune pagine non avrei dovuto vederle. Eppure erano lì, nel fascicolo sbagliato”.

Non useremo il suo vero nome. Lo chiameremo M., pensionato, ex analista di un servizio che ufficialmente “non esiste”. Dice di aver incrociato il dossier su Tunguska nel 2003, mentre lavorava su tutt’altro: un vecchio archivio cartaceo, etichette scolorite, una cartellina con scritto “Meteorologia – Siberia”. Dentro, niente mappe del tempo. Solo foto in bianco e nero e tre fogli con timbro RISERVATISSIMO.

Il dettaglio che non rientrava in nessun protocollo

M. ricorda soprattutto una foto: alberi abbattuti, il classico scenario di Tunguska, ma ai margini, quasi fuori fuoco, qualcosa che non tornava. “Sembrava una fila di pali metallici, tutti piegati nella stessa direzione, come se un’onda li avesse attraversati. Ma nel 1908 lì non doveva esserci nessuna struttura del genere”.

Sulla seconda pagina, una nota dattiloscritta in italiano stentato, datata 1962, citava “anomalia elettromagnetica persistente” e “interferenze sui dispositivi di misura, simili a quelle osservate in test non convenzionali”. Nessun riferimento esplicito a armi o esperimenti. Solo una frase sottolineata a penna rossa: “L’evento non può essere classificato come puramente naturale”.

I razionalisti direbbero: errori di traduzione, foto male catalogate, suggestione di un ex agente in cerca di importanza. Potrebbe essere così. Se non fosse per un particolare minore, quasi ridicolo, che M. ripete ogni volta allo stesso modo.

Qualche giorno dopo aver consultato il fascicolo, racconta, il suo vecchio televisore a tubo catodico ha iniziato a fare una cosa strana: alle 3:12 ogni notte, per pochi secondi, lo schermo si riempiva di puntini bianchi, accompagnati da un ronzio secco, come una zanzara intrappolata nel vetro. Sempre alla stessa ora. Sempre per lo stesso, identico intervallo.

Le tre righe cancellate e il rumore nel buio

Quando M. tornò in archivio, la cartellina era ancora lì, ma qualcuno aveva passato il bianchetto su tre righe della nota del ’62. “Si leggeva ancora in controluce una parola: ‘ripetizione’”, dice. Nessun superiore ammise di aver messo mano al fascicolo. Ufficialmente, quel materiale “non risultava”.

Da allora, M. ha annotato alcune coincidenze in un quaderno a quadretti, quello che appoggia sempre accanto al telefono fisso:

  • Tre interruzioni elettriche inspiegate, tutte tra le 3:00 e le 3:20
  • Un odore di ozono in un solo angolo del corridoio, vicino al contatore
  • Un vecchio orologio da muro fermo per mesi che riparte da solo alle 3:12
  • Un file audio registrato per errore con un fruscio identico al rumore del televisore

Gli esperti parlano di disturbi di rete, umidità, impianti vecchi. Eppure il tecnico che ha controllato il quadro elettrico, nel 2021, ha lasciato una nota scritta a mano sul rapporto: “Tutto regolare. Unico dettaglio: odore di bruciato solo vicino al contatore, ma nessun segno di surriscaldamento”.

Quello che resta in testa non è l’esplosione del 1908, né le teorie su comete, UFO o armi segrete. È l’immagine di un vecchio televisore spento che, alle 3:12, si accende solo a metà, in un mare di puntini bianchi, come se stesse ancora ricevendo, da qualche parte in Siberia, un segnale che non ha mai smesso davvero di arrivare.

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