ESISTE DAVVERO L’ ANIMA ?

Una teoria da molti ritenuta rivoluzionaria afferma che l’anima sarebbe una delle componenti fondamentali dell’Universo e la sua esistenza misurabile secondo le leggi della fisica quantistica. Secondo questa tesi il corpo umano, unitamente a cellule e componenti deperibili dopo il decesso, conterrebbe anche un nucleo sub-atomico irriducibile ed incorruttibile che sfuggirebbe ai processi di decomposizione, ovvero una componente fisica eterna, unica per ogni individuo.

 

Questo nucleo sub-atomico sarebbe composto da particelle quantistiche e sarebbe regolato da leggi diverse da quelle della fisica classica. Potrebbe sembrare fantascienza ma, ad un’attenta analisi, la teoria dell’anima quantistica è molto più scientifica di quanto possa apparire.

La fisica quantistica è una branca affascinante ed in continua evoluzione che scardina tutte le leggi scientifiche fino ad ora conosciute.

 

 

Due fisici quantistici che sono l’americano Stuart Hameroff (professore nel Dipartimento di Anestesiologia e Psicologia del Centro Studi sulla Coscienza, all’Università dell’Arizona), e l’inglese Roger Penrose hanno elaborato la Teoria Quantistica della Coscienza, questa loro idea nasce dal concetto del cervello visto come un computer biologico.

Secondo la loro teoria le nostre “anime” sarebbero costituite da particelle quantiche inserite nei microtubuli all’interno delle cellule neuronali. Ovviamente questa teoria non può essere sottoposta ad alcuna verifica empirica ma suggerisce che anche in ambito scientifico, il tema dell’anima e dell’immortalità è oggetto d’indagine obiettiva che in futuro potrebbe condurre a risultati sorprendenti.

Insomma il concetto di anima non sarebbe una mera appendice del pensiero religioso ma una componente fisica, tangibile e misurabile che dopo la morte dell’individuo conserva informazioni uniche, suscettibili di interagire ed essere trasmesse ad altre entità vitali.

 

 

 

C’è qualche fondamento scientifico in tutto ciò ? 

Di scienza in questa versione definita romanzata da molti, secondo alcune persone ce n’è ben poca. A parte l’esistenza biologica dei neuroni e dei microtubuli e la realtà fisica delle proprietà quantistiche della materia su scala microscopica il resto è sostanzialmente definito da tali persone una chiacchiera.

In casi come questi la parola quantistico, associata ad altri termini a effetto come gravitàmeccanica e fisica, serve per dare una parvenza di solidità a una storia che non ha raccolto finora alcuna dimostrazione sperimentale specifica.

 

 

Penrose e Hameroff hanno effettivamente eseguito studi e pubblicato paper scientifici (come quello del 2014 su Physics of life reviews) a proposito della natura quantistica della coscienza, elaborando una teoria nota come Orch-Or (Orchestred Objective Reduction, in italiano Riduzione Obiettiva Orchestrata), ma una larga maggioranza della comunità scientifica ritiene si tratti di idee pseudoscientifiche poiché tecnicamente in contraddizione con altri risultati sperimentali.

Alcuni colleghi come Max Tegmark del Mit di Boston, in particolare, hanno evidenziato un problema di desincronizzazione delle funzioni d’onda quantistiche che dovrebbe far perdere la presunta informazione quantistica dei microtubuli circa 10 miliardi di volte più in fretta di quanto stimato da Penrose. Sul fronte teorico si tratta quindi di un argomento ancora dibattuto, anche non troppo credibile.

 

 

Dal punto di vista sperimentale, poi, l’unico risultato rilevante è l’osservazione di proprietà quantistiche vibrazionali nei microtubuli, ma da qui all’idea di una coscienza universale, o a maggior ragione dell’esistenza di un anima, il passo è enorme e per nulla giustificato. Anche il collegamento tra queste vibrazioni quantistiche e alcuni tipi di onde cerebrali non ancora spiegate dalla scienza medica resta tutto da stabilire.

In sostanza a partire da qualche vago e preliminare risultato scientifico, sicuramente degno di approfondimenti, siti e blog (pseudo)divulgativi hanno tratto conclusioni del tutto arbitrarie, che più che alla scienza afferiscono alla religione e alla spiritualità.

Un aspetto curioso è che Penrose è ateo, dunque non ha mai parlato né di anima né di aldilà o di un essere superiore, ma solo della sopravvivenza di una non-meglio-precisata informazione quantistica all’esterno del nostro corpo.

 

 

Dal punto di vista scientifico sono ancora molti gli aspetti sconosciuti riguardo al funzionamento della nostra mente, così come sull’impatto degli effetti quantistici sui fenomeni macroscopici che riguardano la nostra quotidianità.

Basta pensare che sono di natura quantistica il principio di funzionamento dei laser, le proprietà dei superconduttori e persino la longevità del Sole. Il metodo scientifico prevede di formulare ipotesi e di sottoporle poi al vaglio dell’analisi teorica e delle prove sperimentali, senza mai forzare le conclusioni.

Non è escluso che nei prossimi anni possano arrivare risultati sorprendenti anche sulla natura della nostra coscienza (che ognuno potrà poi plasmare in base alle proprie credenze religiose), ma a oggi gridare che “l’anima esiste” e che “abbiamo le prove” è solo un’affascinante invenzione.

 

 

 

Cosa pensa della vita dopo la morte Julie Beishel (scienziata ricercatrice in farmacologia e tossicologia)

 

L’anima non è una parola che piace molto agli scienziati, ma è un concetto simile alla mente, al sé o alla coscienza. Le aree della ricerca che credono nella sopravvivenza della coscienza dopo la morte (le tre maggiori sono la medianità, le esperienze premorte e i bambini che ricordano vite passate) dimostrano che la coscienza non è locale e continuerà a esistere dopo la morte del corpo. Sembra anche che nello stato disincarnato, la coscienza continui a imparare, guarire e migliorare.

 

 

 

Come spiega il rapporto tra coscienza e cervello Julie Beishel

 

La teoria secondo cui il cervello crea la coscienza si chiama materialismo: un modo di pensare confinato nelle aule, in libri e film. Materialismo significa che una radio produce il suono che emette.

La teoria alternativa considera la coscienza come ‘non locale’, un termine coniato dal medico Larry Dossey. Secondo la teoria della non-località, la coscienza non è localizzata nel cervello, non è vincolata a spazio e tempo, è infinita e semplicemente viene canalizzata dal cervello che traduce il suo messaggio.

 

Questa teoria spiega i medium che comunicano con le persone dopo la morte, i bambini che ricordano vite passate, le esperienze di pre-morte o extracorporee, il programma di osservazione remota dell’esercito, la capacità di sapere chi sta chiamando al telefono che squilla, quella di sognare eventi futuri e così via.

Un esempio familiare è una madre che sa che suo figlio ha appena avuto un incidente stradale. Come fa il suo cervello a sapere questo se si trova in un altro luogo? Grazie alla non-località, la coscienza non ha né un luogo, né un tempo. Ma questo non si sperimenta normalmente nella vita con il tram-tram quotidiano.

 

La coscienza esiste in modo separato rispetto al cervello: uno è il segnale, l’altro l’antenna. Se l’antenna è danneggiata il segnale è distorto o non arriva, ma esiste comunque. Da decenni la scienza ha già le prove di laboratorio dell’esistenza della ‘non-località’. Ma le persone temono il cambiamento, e scuotere l’attuale paradigma è difficile.

Le idee differenti, sebbene testate empiricamente e confrontate con altri studiosi, spesso hanno difficoltà a ricevere attenzione o finanziamenti e a essere accettate. Ma questa è la situazione attuale.

 

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