La custodia era appiccicosa di vecchia plastica, con un’etichetta scolorita: solo una parola, scritta a penna blu tremante, “NOTTE”. È stato ritrovato così, infilato dietro una fila di VHS di fitness anni ’90, in una videoteca chiusa da oltre dieci anni in una traversa della Tuscolana.
Il proprietario del locale, rientrato per svuotare il magazzino, racconta di averlo fatto partire “per curiosità” su un vecchio televisore portatile. Dice che il nastro frusciava, l’immagine ballava, ma il film sembrava completo. Nessun logo di casa di produzione, nessun titolo in sovrimpressione, solo una sequenza di interni romani, corridoi stretti, porte socchiuse. Niente jumpscare, niente sangue. Eppure, da quella sera, è iniziato altro.
Il nastro che non dovrebbe esistere
Chi lo ha visto – per ora si parla di meno di dieci persone, tutte legate al piccolo giro di collezionisti di VHS – riferisce lo stesso dettaglio: dopo la visione, entro due notti, arriva un sogno identico.
Si svegliano di colpo, sempre più o meno verso 00:47, con la sensazione di essere appena usciti da un corridoio lunghissimo, illuminato da neon che sfarfallano senza mai spegnersi del tutto. Nel sogno non c’è nessuno, ma tutti ricordano una porta verde scrostata sulla sinistra, e un rumore di carrello della spesa che si avvicina senza mai comparire.
Skeptici parlano di suggestione, di “effetto forum”: qualcuno descrive il sogno online, gli altri lo assorbono e lo rielaborano. Sarebbe plausibile, se non fosse per un particolare: uno dei primi spettatori non è sui social, e ha annotato il sogno su un taccuino il giorno dopo, prima che la storia circolasse. La pagina mostra la stessa porta verde, disegnata male a penna, con accanto la scritta: “perché odora di acqua di piscina in un corridoio chiuso?”.
Un dettaglio che non torna
Il nastro è stato esaminato da un tecnico audio-video. Ha parlato di “film amatoriale anni ’80”, girato probabilmente in pellicola e riversato su VHS. Nulla di anomalo, se non una cosa: in sottofondo, in più punti, si sente un ticchettio metallico irregolare, come di termosifone, che però non corrisponde a nessun movimento in scena.
Chi ha avuto gli incubi nota poi un’altra coincidenza fastidiosa: per alcuni giorni dopo la visione, ogni volta che passano davanti a uno specchio stretto, tipo quelli da corridoio Ikea, dicono di rallentare istintivamente il passo, come se si aspettassero di vedere riflessa la porta verde alle loro spalle.
I collezionisti ora si dividono tra chi vuole digitalizzare il film e caricarlo ovunque e chi preferirebbe rimettere la VHS esattamente dove è stata trovata, dietro gli esercizi di aerobica, lasciando che il nastro continui a invecchiare in silenzio.
Per ora, l’unica cosa certa è questa:
- il film non risulta in nessun catalogo ufficiale
- la VHS non ha codici a barre né marchi
- gli incubi descritti coincidono nei dettagli minori
- la videoteca, da fuori, ha ancora l’insegna accesa a metà
Chi passa di lì la sera e vede solo metà insegna luminosa, a volte si chiede se il vero errore non sia stato premere play, ma riavvolgere fino alla fine.





