La prima anomalia non fu un rumore, ma un numero: 189. I posti occupati risultavano 188, contati tre volte a voce e al tablet. Eppure, sul monitor del controllo imbarco, alle 21:46, la scritta rimaneva ostinata: “PAX ON BOARD: 189”.
Fuori, sulla pista illuminata, l’aria odorava di kerosene e pioggia vecchia. Dentro, solo il ronzio dell’aria condizionata e il clic secco delle cinture. Nessuno sembrava accorgersi di nulla, tranne l’addetta al gate che, per imbarazzo, scattò una foto allo schermo: il riflesso mostrava il corridoio vuoto dietro di lei.
Il posto 14B che nessuno voleva controllare
Il volo 2026, una tratta europea di routine, decollò comunque. La compagnia parlò di “errore di sincronizzazione fra sistema radar e lista passeggeri”. I tecnici dissero che capita: un badge letto due volte, un check-in annullato all’ultimo, un aggiornamento lento.
Questo sarebbe bastato a chiudere la storia, se non fosse per un dettaglio rimasto negli atti interni: a bordo, i numeri di posto risultavano tutti associati a un nome, tranne uno. 14B compariva come “occupato” sul tablet di cabina, ma vuoto sulla lista stampata.
Una hostess raccontò poi, in forma anonima, che durante la fase di crociera evitava di passare vicino al 14B perché l’aria, lì, era “più fredda, come se la bocchetta sparasse ghiaccio”. Nessuno dei colleghi confermò ufficialmente, ma nelle chat interne circolò la stessa frase: “Quel sedile dava fastidio”.
Skeptici e appassionati hanno elencato le spiegazioni più probabili:
- Glitch del software che duplica un passeggero già registrato.
- Check-in online non cancellato dopo una rinuncia improvvisa.
- Errore manuale nella chiusura del volo e nella stampa della lista.
- Sensori di peso che sommano male bagagli e carburante.
Quello che stona è l’incrocio dei dati: il radar di rullaggio, il sistema di bordo e il tablet equipaggio segnarono 189 presenti, ma il peso dell’aereo, secondo il rapporto tecnico, corrispondeva esattamente a 188 persone più il carico. Nessun eccesso, nessuna discrepanza.
La chiamata registrata e il sedile segnato
A rendere la storia più ostinata è una chiamata audio al controllo, pochi minuti dopo il decollo. Il comandante segnala un lieve problema di interfono e, per routine, conferma: “A bordo centottantotto passeggeri, zero anomalie”. La torre, però, aveva ancora a schermo la cifra 189.
Dopo l’atterraggio, un tecnico trovò sul 14B una cosa che non avrebbe dovuto esserci: un’impronta circolare di condensa sul tessuto, come se qualcuno si fosse appena alzato, mentre intorno i sedili erano asciutti. Il volo era pieno, nessuno dichiarò di essersi seduto lì.
La compagnia archiviò l’episodio come “incongruenza di sistema”. Eppure, da allora, il 14B di quella stessa aeromobile viene assegnato più raramente del previsto. Ufficialmente per “ottimizzazione posti”.
Ufficiosamente, alcuni addetti raccontano che quando il 14B resta vuoto, il conteggio elettronico, ogni tanto, torna a segnare una persona in più. E che la spia si spegne solo dopo che qualcuno, a malincuore, si siede lì per tutto il decollo.







