LA LEGGENDA DELLA LANTERNA DI GENOVA

La Lanterna è indubbiamente il simbolo di Genova: chi abita nel capoluogo, o chi vi si reca a lavorare, è abituato a vedere la sua immagine che colpisce più di ogni altra cosa quando si percorre la Sopraelevata entrando in città, o quando si ammira il paesaggio dalle alture.

Bellissima costruzione sia di giorno sia con il buio, quando si guarda verso il porto e si può intravedere la sua luce del faro, una presenza fissa delle notti genovesi.

 

 

La storia della Lanterna è gloriosa: si racconta che fin dai tempi antichi i genovesi avessero scelto l’area di San Benigno per una torre di avvistamento dotata di falò di segnalazione. Nel ‘300 i genovesi iniziarono a utilizzare l’olio di oliva per l’illuminazione del faro, una vera innovazione, e la Lanterna – che fu curata, tra gli altri, anche dallo zio di Cristoforo Colombo – venne visitata nel ‘400 persino da Leonardo Da Vinci.

In pochi, però, forse sanno che dietro alla storia della Lanterna si cela un’oscura leggenda: si narra infatti che in antichità il costruttore del faro – di cui non si conosce il nome – venne buttato in mare, giù dalla stessa Lanterna.

 

Perché? Secondo la versione più “romantica” della storia, i genovesi furono così colpiti dalla perfezione della Lanterna (sia dal punto di vista estetico sia da quello strategico) che vollero evitare che il costruttore potesse ricrearne una uguale, magari altrove.

 

Quella decisamente meno romantica, invece, vuole che i genovesi trovarono una scusa per ucciderlo, evitando così di pagarlo.

 

Fonte: genovatoday

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