Ogni volta che il film torna in TV o sulle piattaforme, in queste settimane del 2026 riaffiora sempre la stessa domanda: quanto c’era di semplice sfortuna e quanto di realmente “inspiegabile” in ciò che accadde sul set de L’Esorcista? Le recenti retrospettive pubblicate da testate come La Repubblica e Corriere della Sera hanno riportato alla ribalta vecchie testimonianze, rimescolando cronaca, superstizione e paura collettiva.
Quando il set sembrava davvero “posseduto”
Il dato più citato, ancora oggi, è quello dei numerosi incidenti e lutti legati, direttamente o indirettamente, alla lavorazione del film. Le cronache dell’epoca, riprese in Italia da agenzie come ANSA, parlano di un set tormentato già a partire dal 1972:
- Un incendio misterioso distrusse quasi completamente il set principale della casa di Regan, a New York, lasciando intatta soltanto la stanza dell’esorcismo.
- Più membri della produzione, tra cui attori come Jack MacGowran e Vasiliki Maliaros, morirono in un arco di tempo ravvicinato rispetto all’uscita del film.
- Incidenti sul set provocarono ferite reali a Ellen Burstyn e Linda Blair, con urla di dolore finite direttamente nella pellicola.
Il regista William Friedkin e il produttore William Peter Blatty hanno sempre oscillato, nelle interviste, tra un razionalismo di facciata e un certo disagio nel ricordare la sequenza di eventi. Nessun ente scientifico – dal National Institutes of Health negli USA fino all’Istituto Superiore di Sanità in Italia, spesso citato quando si parla di effetti psicologici dei media – ha mai trovato qualcosa di “paranormale” in senso stretto. Eppure, la combinazione di tempistiche, coincidenze e dettagli visivi (come la stanza “risparmiata” dal fuoco) continua a sembrare, a molti, più di una semplice serie di sfortune.
Secondo le analisi accademiche riprese negli ultimi anni dall’Università La Sapienza di Roma, la forza della “maledizione” sta proprio nel suo intreccio fra fatti verificabili e zone grigie: ogni episodio ha una possibile spiegazione, ma nel complesso il mosaico appare disturbante.
Le testimonianze più inquietanti e ciò che resta senza risposta
Chi ha studiato a fondo il caso, anche in Italia – basti pensare alle inchieste pubblicate da Nocturno Cinema e dagli speciali di Rai Storia sul cinema horror – sottolinea almeno tre elementi che alimentano ancora oggi l’aura maledetta del film.
Primo: la percezione di presenze. Tecnici del suono e membri della troupe hanno raccontato di rumori improvvisi, colpi secchi dietro le pareti, variazioni inspiegabili di temperatura in studio. In sé, nulla di “soprannaturale”: vecchi impianti elettrici, correnti d’aria, problemi di isolamento acustico. Ma quando passi ore a girare scene di esorcismi, ogni scricchiolio sembra carico di significato.
Secondo: gli effetti psicologici sugli spettatori, che in Italia furono documentati già all’uscita del film. Secondo resoconti ripresi da quotidiani come La Stampa, in alcune sale di Roma e Milano si registrarono svenimenti, attacchi di panico, nausea improvvisa. La psicologia del cinema oggi parla di “overload sensoriale” e “shock narrativo”, spiegando questi fenomeni senza tirare in ballo demoni, ma resta il fatto che nessun altro horror dell’epoca generò una reazione così intensa e diffusa.
Terzo: la strana coincidenza con casi reali di esorcismo. In questi anni, con il rinnovato interesse per il tema, sono tornate a circolare in Italia le dichiarazioni di esorcisti come padre Gabriele Amorth, più volte citato da media come TV2000 e Avvenire. Pur non parlando di “maledizione del film” in senso stretto, Amorth sosteneva che certe opere potessero aprire “porte” spirituali in persone fragili. È un’affermazione teologica, non scientifica, ma contribuisce a far percepire il film come qualcosa che va oltre il semplice intrattenimento.
Le scienze dure – fisica, medicina, statistica – tendono a ridurre tutto a catene di causalità: set vecchi che prendono fuoco, attori anziani che muoiono, traumi fisici dovuti a sistemi di imbracatura troppo aggressivi. E tuttavia, come ammettono alcuni studiosi di cinema dell’Università di Bologna nelle loro lezioni dedicate all’horror, resta un residuo non misurabile: il modo in cui una storia, quando tocca nervi profondi come la paura del male e della possessione, sembra “contagiare” la realtà di chi la racconta.
Se vuoi esplorare questi fenomeni in modo personale, senza farti travolgere dalla suggestione, puoi dedicare una serata alla visione del film in condizioni controllate: luci soffuse ma non completamente spente, volume moderato, telefono lontano ma non spento. Durante la visione, prova a notare con attenzione i tuoi segnali fisici: il momento in cui la pelle d’oca compare sulle braccia, il respiro che si fa più corto, lo stomaco che si stringe in certe inquadrature. Dopo i titoli di coda, prenditi almeno dieci minuti in silenzio, magari affacciandoti alla finestra e osservando le luci della città, per “riancorarti” al quotidiano. È un piccolo trucco che molti critici e studiosi usano per separare l’immaginario perturbante dalla vita reale, evitando che il film continui a lavorare nell’inconscio durante la notte.
Perché questa maledizione continua a funzionare anche nel 2026
Oggi le piattaforme di streaming come Netflix e Prime Video rendono L’Esorcista disponibile a nuove generazioni, spesso abituate a horror molto più espliciti. Eppure, la “maledizione” continua a circolare sui social italiani, alimentata da clip virali e mini-documentari caricati su YouTube da canali di divulgazione sul paranormale.
Secondo i dati più recenti raccolti dall’Osservatorio Giovani dell’Università Cattolica di Milano, i ragazzi italiani tra i 18 e i 25 anni mostrano un rinnovato interesse per l’esoterismo, le religioni alternative e il mistero. In questo clima culturale, la storia di un film che avrebbe “contaminato” la realtà trova terreno fertile: non serve che tutti gli eventi siano inspiegabili, basta che qualche dettaglio resti opaco.
La scienza, finora, ha spiegato gran parte di ciò che accadde sul set, ma non può intervenire su ciò che accade nella mente collettiva quando si parla di maledizioni. Quello che resta, nel 2026, è un equilibrio sottile: da un lato i documenti, le perizie, le statistiche; dall’altro il brivido che provi quando, a notte fonda, ripensi a quella stanza rimasta intatta tra le fiamme, a quelle urla catturate “per sbaglio”, a quei lutti ravvicinati. È in quello spazio sospeso, dove la razionalità si ferma un attimo prima di chiudere il cerchio, che la maledizione de L’Esorcista continua a vivere.







