LA VERA STORIA DI THE RING

L’epoca vittoriana è permeata di strane usanze ed intrisa di superstizione. La morte era quotidiana ed improvvisa e come ai giorni nostri difficile da metabolizzare. Il dolore a volte può generare mostruosità perverse. La casa dei Morgan era isolata dalle altre, nel cuore della campagna londinese. I muri dell’edificio erano tetri, al suo interno ancora oggi si percepisce una denso senso di spettralità.

 

La famiglia che abitava la grande dimora era dedita ad un fiorente commercio di cavalli, marito e moglie con 4 figlie femmine hanno condotto quasi 20 anni nella più totale tranquillità esistenziale. Quando la tubercolosi arrivò in campagna, falciò la vita di molte persone, fra cui anche 4 componenti della famiglia Morgan.

 

Sopravvissero solo 2 delle sorelle, la maggiore e la minore. Condussero una vita isolata dal resto del mondo fino al 1861, quando una delle 2, la maggiore, morì improvvisamente in circostanze misteriose. La solitudine ed il dolore spinsero l’unica sorella sopravvissuta alla non accettazione della morte: La defunta era nutrita, vestita e lavata dalla sorella minore. Quando comparvero i primi segni di decomposizione il corpo venne sottoposto a bagni di arsenico e sali di zinco e trattato con aceto e formalina per preservarne l’integrità.

 

La perversione malata dell’unica sorella Morgan sopravvissuta durò oltre 30 anni, fino a che la situazione venne scoperta e denunciata alle autorità da dei funzionari del catasto londinese giunti alla sperduta casa per questioni burocratiche. Quello che trovarono fu a dir poco agghiacciante: Animali morti per la denutrizione in avanzato stato di decomposizione, sporcizia ovunque e poi, in casa, il corpo mummificato della sorella morta 30 anni prima. La donna venne trattenuta ed provvisoriamente affidata ad una casa di cura per malati mentali secondo quanto richiesto dal tribunale.

 

Fonte: postsociale

 

 

 

Il fantasma di Okiku: la terribile storia che ha ispirato la saga di The Ring

 

Sadako (giapponese) / Samara (americana) che ci crediate o no ha un fondamento nella realtà o meglio nel folklore popolare (che poi ha sempre un fondamento di verità no ?).

La storia di Sadako / Samara, introdotta nel romanzo scritto da Kôji Suzuki che è stato adattato nel film Ringu di Hideo Nakata nel 1998 e poi in The Ring di Gore Verbinski nel 2002, prevede tre ingredienti fondamentali: una ragazza, un pozzo e una videocassetta maledetta.

 

Per farla breve Sadako / Samara era una ragazza con poteri soprannaturali che è stata gettata in un pozzo e che ritorna nel nostro piano fisico di realtà grazie alla suddetta VHS, quando qualcuno guarda il filmato che vi è impresso, il fantasma di lei striscia fuori della sua tomba d’acqua e scatena la sua vendetta contro quella persona sette giorni più tardi. La storia cambia leggermente da film a film ma questo è il succo.

 

 

Quindi quanto è reale Sadako / Samara ? Dobbiamo viaggiare fino al Castello di Himeji per scoprirlo.

 

Situata nel Giappone occidentale e inserita tra i patrimoni dell’UNESCO questa costruzione (nota anche come Airone Bianco) si erge in cima ad una montagna ed è stata costruita tra il 1333 e il 1346 come casa per il signore di Himeji.

Il castello, una delle destinazioni turistiche più popolari del Paese del Sol Levante, si dice che sia incredibilmente fortunato, quasi in maniera soprannaturale, ma si porta dietro anche una storia piuttosto inquietante. La storia di Okiku che morì in un pozzo al di fuori delle mura.

 

Okiku che aveva lavorato in una segreta nei sotterranei del palazzo era la serva di un samurai di nome Tessan Aoyama, il quale l’aveva presa in particolare simpatia. In realtà egli se ne innamorò perdutamente arrivando a dirle che avrebbe lasciato la moglie per stare con lei. La ragazza non era però d’accordo con questo piano, un rifiuto che ha portato al suo apparente omicidio per mano del brutale samurai.

Uno dei compiti principali di Okiku era di badare a dieci piatti d’oro di grande valore di proprietà di Aoyama, e un giorno, il samurai decise di nasconderne uno. Disse a Okiku che se lei non avesse accettato di stare con lui l’avrebbe incolpata di aver rubato il piatto, un’accusa che avrebbe portato senza dubbio prima alla sua tortura e poi all’esecuzione.

 

In una versione della storia la ragazza pose fine alla propria vita gettandosi volontariamente nel pozzo del castello, vedendosi in una situazione senza via d’uscita alcuna in ogni caso. In un’altra versione fu invece Aoyama a scaraventarla nel pozzo dopo il suo rifiuto.

 

 

Naturalmente, la vicenda non finisce qui:

 

Sulla scorta della morte di Okiku fu in seguito riferito che lei avrebbe cominciato a strisciare fuori dal pozzo e apparire ad Aoyama quotidianamente e il samurai sarebbe stato portato gradualmente alla follia dalle urla incessanti del fantasma vendicativo udite durante la notte; venne poi inoltre regolarmente sentita mentre contava i piatti d’oro nelle prigioni … lanciando un grido di rabbia ogni volta che si rendeva conto come sempre inesorabilmente accadeva che il decimo era ancora mancante.

I disegni d’epoca di Okiku la raffigurano come molto simile nell’aspetto a Sadako / Samara, con fluenti capelli neri e un lungo abito bianco. Si tratta comunque della rappresentazione generica di una persona morta in circostanze innaturali in Giappone: questi fantasmi sono indicati come Yūrei, termine traducibile con “anima flebile” ma anche con “spirito oscuro”. Queste donne vengono usualmente sepolte in abiti bianchi, con i lunghi capelli sciolti.

 

Il pozzo, localmente noto come “Pozzo di Okiku,” può ancora essere visitato oggi fuori dal Castello di Himeji ma ora ha sbarre di ferro battuto che lo ricoprono. Un estremo tentativo per tenere Okiku bloccata all’interno forse ?

 

Fonte: ilcineocchio

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