LE ESPERIENZE PRE MORTE

Le NDE (near death experience) sono esperienze psicologiche profonde rare, ma anche comuni in chi si è trovato in punto di morte (le riporta un terzo delle persone che hanno sfiorato il decesso). Possono verificarsi tuttavia anche in presenza di un forte dolore fisico, durante un’improvvisa perdita di coscienza o in alcuni stati meditativi, o ancora per effetto di sostanze allucinogene.

 

 

Quali sono i sintomi ?

 

I sintomi più spesso riferiti sono una sensazione di profondo benessere, l’impressione di separarsi dal corpo (le esperienze extracorporee), un rapido movimento lungo un tunnel che sbocca in una luce abbagliante, l’interazione con entità spirituali benigne e una sensazione di profonda quiete.

 

Bruce Greyson, psichiatra dell’Università della Virginia, autore di un test per misurare l’intensità dei sintomi associati a queste esperienze, ha individuato una serie di fattori che accomunano le esperienze pre-morte vere e proprie, e cioè:

  1. accelerazione o rallentamento dello scorrere del tempo;
  2. “velocizzazione” del pensiero;
  3. ricordo vivido di scene del passato, rivisitazione della propria vita come in un film;
  4. sensazioni di profonda gioia, pace e comprensione;
  5. comparsa di una luce brillante diffusa;
  6. passaggio attraverso tunnel con in fondo una luce;
  7. comparsa di paesaggi “celestiali”;
  8. impressione di uscire dal proprio corpo e di poter vedere l’ambiente dall’alto;
  9. incontri mistici, suoni di voci “ultraterrene”;
  10. sensazione di trovarsi a un punto di confine, a un limite oltre il quale non c’è ritorno;
  11. “incontri” con persone già decedute.

La maggior parte delle NDE riportate è positiva e, anzi, queste esperienze contribuiscono a costruire una visione meno angosciosa e più ricca di speranza del momento del trapasso. Vengono ricondotte a sensazioni negative quando associate a perdita di controllo, consapevolezza del decesso avvenuto, giudizio morale da parte di entità superiori sovrannaturali.

 

 

 

Come si possono spiegare ?

 

Età, religione e cultura di appartenenza influiscono sull’esperienza riportata. I bambini raccontano spesso di aver incontrato insegnanti o amici “nella luce”; gli induisti, di essersi trovati al cospetto del dio della morte, Yamraj. Gli americani di aver visto Gesù. Ma le spiegazioni scientifiche avanzate finora per spiegare il fenomeno non sono meno interessanti.

 

I neuroscienziati Olaf Blanke e Sebastian Dieguez hanno ipotizzato che esistano due tipi di near death experiences. Il primo, associato all’emisfero sinistro del cervello, comprende un senso alterato del tempo, e l’impressione di volare.

Il secondo, che coinvolge sopratutto l’emisfero destro, è quello di chi riporta di aver visto spiriti o aver comunicato con essi, di aver udito musiche celestiali, o voci. I diversi tipi di interazioni tra regioni cerebrali possono spiegare l’ampia gamma di esperienze pre-morte riportate, e la loro diversità.

 

Anche un’attività anomala dei lobi temporali, un’area cerebrale implicata nell’analisi degli stimoli sensoriali e nella memoria, può dare ragione di esperienze di questo tipo. Altre possibili origini delle NDE sono la depersonalizzazione (una condizione psichiatrica caratterizzata da una alterazione della percezione e dell’esperienza del sé); una condizione di stress che induce il cervello a rievocare l’esperienza della nascita (il tunnel sarebbe allora una sorta di equivalente del canale del parto); o l’effetto di alterazioni chimiche in corso nel cervello, nei momenti più stressanti della vita.

 

Una distorta percezione del tempo potrebbe fare in modo che le sensazioni salienti della NDE non siano quelle percepite, per esempio, durante il coma, ma quelle create dal cervello che sta ritornando alle sue piene funzioni.

Una delle ipotesi più condivise è quella del cervello morente, che vuole che le cellule cerebrali sperimentino, poco prima di morire, una sorta di iperfunzionamento, alla base delle sensazioni di “potenziamento dei sensi” raccontate da chi ci è passato. È una teoria plausibile, ma non sufficiente, da sola, a spiegare un fenomeno così complesso, che è più probabilmente originato da un insieme di fattori concomitanti.

 

Fonte: Focus

 

 

 

Le persone che hanno visto l’inferno

 

Chi è sfortunato può finire, sempre per chi ha avuto esperienze di pre-morte, dalla parte del male, fatta di presenze demoniache, arpie e mostri di ogni sorta. Tra i testi che affrontano il tema della morte imminente, ce n’è uno che ha fatto scuola:

La vita oltre la vita di Raymond Moody, medico e psichiatra. Pubblicato nel 1975, La vita oltre la vita è il primo documento che contenente testimonianze di persone passate attraverso esperienze di pre-morte. Tutti i racconti seguono uno schema di base: allontanamento dal corpo, tunnel, luci, luogo paradisiaco o barriere—un ruscello, un muro, una staccionata a simboleggiare il passaggio definitivo nell’aldilà. Che però appunto non avviene.

 

Nel libro di Moody, così come nella maggior parte dei testi sul tema, le esperienze negative, terrificanti o infernali vengono a malapena citate. Il primo tipo segue il percorso classico di un’esperienza positiva dalla quale si differenzia per la sofferenza e l’impossibilità di abbandonare il proprio corpo e il proprio ego.

Nella seconda, la persona si ritrova immersa nel nulla. Luce fioca, calma assoluta, a volte qualche forma geometrica indistinta e successivamente la sensazione che tutto sia assurdo e privo di senso. Nell’ultimo caso la persona si ritrova letteralmente tra le fiamme dell’inferno.

 

Non esistono dati precisi sulle esperienze di pre-morte di tipo negativo. Secondo la Near Death Experiences Research Foundation (NDERF), circa 13 milioni di americani (il cinque percento della popolazione degli Stati Uniti) avrebbero vissuto un’esperienza di pre-morte. Di questi, secondo l’International Association for Near Death Studies (IANDS), dall’uno al 15 percento le avrebbe classificate come negative o infernali.

Secondo Evelyne Elsaesser-Valarino dell’IANDS, “gli studi dicono che tra il quattro e il cinque percento delle esperienze di pre-morte sarebbe di tipo negativo. Ma è possibile che i numeri reali siano ben più alti, dato che non è facile ripercorrere un’esperienza così dolorosa.

Da un lato, offrire una testimonianza significa confrontarsi nuovamente con un trauma, e dall’altro, alcuni credono che quest’esperienza negativa sia la conseguenza della condotta tenuta in vita.”

 

 

 

John W. Price, un pastore americano originario di Houston

 

John W. Price, un pastore americano originario di Houston, studia le esperienze di pre-morte dal 1969. Durante il servizio militare, Price aveva incontrato un reduce del Vietnam che gli aveva raccontato del piacere che provava nello “sparare addosso ai gialli.”

Un giorno, intercettato da una pallottola, l’uomo era stato ferito gravemente. Nel suo delirio—o esperienza di pre-morte, Price non è ancora certo—l’uomo era arrivato in un luogo infernale, desolato, dove lo avevano raggiunto i volti di bambini e donne assassinati.

 

Da allora il pastore ha intervistato più di 300 persone, 21 delle quali hanno vissuto esperienze di pre-morte altamente negative. Da queste interviste è nato il suo libro Revealing Heavens : The Christian Case for Near Death Experiences.

“Prima ero scettico a proposito dell’Inferno,” spiega. Ma col tempo si è convinto della sua esistenza e dell’impatto del nostro comportamento sulla terra sul luogo in cui finiremo una volta morti.

 

 

“Le voglio raccontare una storia, la più recente tra le testimonianze negative che ho raccolto,” mi ha detto. “Era uno spacciatore, uno spacciatore di buon livello, qui a Houston. Uno che aveva distrutto molte vite. È stato arrestato e messo in prigione, dove ha rimediato un coltello. Voleva suicidarsi.

Quando l’ho incontrato era traumatizzato, mi ha detto di essere finito in un luogo demoniaco. C’era una creatura, un mostro simile a un tirannosauro. Gli aveva squarciato il ventre finché un’altra creatura non l’aveva richiuso e il primo aveva ricominciato. Era stato dolorosissimo,” mi ha raccontato Price.

 

Dopodiché le creature erano scomparse ed erano state rimpiazzate da una terza che gli aveva spiegato la sua punizione: “In vita hai fatto del male, quindi io ti trapasserò per l’eternità.” Secondo lo spacciatore si trattava di Dio, ma John W. Price è convinto che quello fosse il Diavolo. “Tanto che quando si è messo a urlare, ‘Dio, aiutami!’ è stato soccorso. Era un trabocchetto del demonio.”

 

La storia fa pensare al mito di Sisifo, quella della sofferenza eterna e ripetitiva. Per Evelyne Elsaesser-Valarino, un aspetto degno di nota in questi racconti di esperienze negative è la dimensione temporale:

“Contrariamente alle esperienze positive, nel corso delle quali il tempo sembra non esistere (con una grande mole di informazioni veicolata nei pochi minuti di un arresto cardiaco, per esempio), le esperienze negative implicano una sofferenza per un tempo infinito.”

 

Per Evelyne Elsaesser-Valarino, che ha una visione opposta rispetto a John W. Price, non c’è correlazione tra la propria condotta terrena e l’esperienza vissuta in caso di pre-morte. La maggior parte dei ricercatori è della stessa opinione.

La prova sarebbe data dal fatto che alcune persone avrebbero vissuto esperienze sia positive che negative. “Penso dipenda piuttosto dal modo in cui ognuno vede la propria vita. Quella che conta è l’immagine che si ha di sé,” aggiunge, spiegando che l’esperienza di pre-morte si inquadra sempre in un contesto ben preciso, “quello di chi la vive, che ha una storia personale, una certa visione del mondo e un suo sistema di credenze.”

Sempre secondo Evelyne Elsaesser-Valarino, in quei momenti il soggetto si sente “abbandonato, isolato, scaraventato in un luogo privo di senso e che non ha relazione con il suo passato” né con la sua volontà.

 

 

 

Il cardiologo olandese Pim van Lommel

 

Nel 2012, il cardiologo olandese Pim van Lommel ha pubblicato il libro Consciousness Beyond Life: The Science of the Near-Death Experience, in cui ripercorre vent’anni di casi di morti clinche seguite dal risveglio del paziente anche attraverso gli articoli da lui pubblicati sulla rivista di settore Lancet.

Stando alle sue indagini, su 344 pazienti rianimati con successo dopo un arresto cardiaco, 41 (12 percento) hanno riferito di una classica esperienza pre-morte con l’uscita dal proprio corpo. Secondo van Lommel la coscienza non sarebbe collocata nel corpo.

Intervistato da Paris Match, ha spiegato che “la conservazione delle funzioni cognitive—memoria, persistenza della coscienza, percezione e sensazione di una certa vivacità—non si può spiegare se non attraverso una trasformazione radicale della nostra concezione del cervello.

 

Quest’ultimo non sarebbe il supporto o il luogo in cui si produce la coscienza, ma il recettore di una coscienza non locale, che ha un funzionamento paragonabile a quello di una radio o un televisore.” In pratica, secondo van Lommel, l’anima, la coscienza, sarebbe collocata all’esterno del cervello, dotata di un’esistenza reale al di fuori del corpo.

 

Fonte: Vice

 

 

 

Il professor Enrico Facco

 

il professor Enrico Facco, docente di Anestesiologia e Rianimazione presso l’Università di Padova e specialista in Neurologia e terapia del dolore. Facco, autore di “Esperienze di premorte – Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica”, edizioni Altravista, analizza una ventina di casi di pazienti che hanno vissuto esperienze di uscita dal corpo e di vita oltre la vita.

Elemento comune nella casistica sulle esperienze di premorte è il noto passaggio nel tunnel che conduce in una dimensione dalla caratura sovrannaturale. In questo saggio di quasi quattrocento pagine Facco racconta le esperienze di 20 pazienti rilevate con la scala di Greyson, elaborata proprio per misurare il grado di vividità delle Nde, il docente padovano si addentra poi in un excursus storico e filosofico sul concetto di ritorno dal confine con la vita.

 

“Le Nde sono esperienze di tonalità mistica molto forte – spiega il professor Facco – in cui il paziente ha la sensazione di entrare in un tunnel e di vedere una luce nel fondo di esso. La maggior parte di loro racconta di avere incontrato parenti defunti o persone sconosciute, probabilmente defunte. Inoltre, vengono descritti contatti con entità superiori.

Per quasi tutti i soggetti analizzati è presente una revisione olografica di tutta la propria vita, quasi se ne dovesse fare un bilancio. Tutti sperimentano una gioia e una serenità di straordinaria profondità e intensità, solo in una esigua minoranza si è assistito ad esperienze con qualche tonalità spiacevole. In buona sostanza non siamo di fronte a forme di delirium o di alterazione organica transitoria del cervello senza alcun significato”.

Fonte: meteoweb

 

 

 

Le varie esperienze

 

Il pediatra dottor Melvin Morse

 

Il pediatra dottor Melvin Morse, direttore di un gruppo di ricerca sulle esperienze di pre-morte all’Università di Washington, dice:

«Le esperienze di pre-morte dei bambini sono semplici e pure, non inquinate da nessun elemento di carattere culturale o religioso. I bambini non rimuovono queste esperienze come fanno sovente gli adulti, e non hanno difficoltà a integrare le implicazioni spirituali della visione di Dio».
“La’ gli angeli hanno cantato per me”

 

Ecco dunque il riassunto del racconto fatto da Colton come è riportato nel libro Heaven Is for Real. Quattro mesi dopo la sua operazione, passando in auto vicino all’ospedale dove era stato operato, a sua mamma che gli domanda se se ne ricorda, Colton risponde con una voce neutra e senza esitazione:

«Sì, mamma, me ne ricordo. È là che gli angeli hanno cantato per me!». E con un tono serio aggiunge: «Gesù ha detto loro di cantare perché io avevo molta paura. E dopo andava meglio». Stupito, suo padre gli domanda: «Vuoi dire che c’era anche Gesù?». Il bambino facendo un cenno affermativo col capo, come se confermasse una cosa del tutto normale, dice: «Sì, c’era anche lui». Il padre gli domanda: «Dimmi, dov’era Gesù?». Il bambino risponde: «Ero seduto sulle sue ginocchia!».

 

 

La descrizione di Dio

 

Come è facile immaginarsi i genitori si domandano se tutto ciò sia vero. Ora, il piccolo Colton rivela che aveva lasciato il suo corpo durante l’operazione, e lo prova descrivendo con precisione ciò che ciascuno dei genitori stava facendo in quel momento in un’altra parte dell’ospedale.

Stupisce i suoi genitori descrivendo il cielo con dei particolari inediti, corrispondenti alla Bibbia. Descrive Dio come veramente grande, veramente grande; e dice che ci ama. Dice che è Gesù che ci riceve in Cielo.

 

Non ha più paura della morte. Lo rivela una volta a suo padre che gli dice che rischia di morire se attraversa la strada correndo: «Che bello! Vuol dire che tornerò in Cielo!».

 

 

L’incontro con la Vergine Maria

In seguito risponderà sempre con la stessa semplicità alle domande che gli pongono. Sì, ha visto degli animali in cielo. Ha visto la Vergine Maria inginocchiata davanti al trono di Dio, e altre volte vicino a Gesù, che ama sempre come fa una mamma.

 

 

 

Il dottor Eben Alexander

 

Il dottor Eben Alexander, neurochirurgo americano, specialista del cervello, non credeva assolutamente ad una vita dopo la morte. Era scettico: per lui, tutti i racconti di NDE erano deliri e stupidaggini.

Nel 2008 ebbe una meningite fulminante che gli fece cambiare idea. Dapprima in un articolo del settimanale americano Newsweek, e poi in un libro, racconta la sua esperienza di pre-morte. Un viaggio che l’ha convinto dell’esistenza di una vita dopo la morte.

“Ero in una dimensione più vasta dell’universo”

 

Quattro anni fa i medici dell’ospedale generale di Lynchburg, in Virginia dove lui lavorava, gli hanno diagnosticato una rara forma di meningite batterica, che colpisce generalmente i neonati. Le possibilità di uscirne senza cadere in uno stato vegetativo erano deboli, e divennero nulle già al pronto soccorso.

«Ma mentre i neuroni della mia corteccia venivano ridotti all’inattività completa, la mia coscienza, liberata dal cervello, percorse una dimensione più vasta dell’universo, una dimensione che non mi ero mai nemmeno sognato e che sarei stato felice di poter spiegare scientificamente prima di sprofondare nel coma.

Ho fatto un viaggio in un ambiente riempito di grandi nuvole rosa e bianche… Molto sopra queste nuvole, nel cielo, volteggiavano in cerchio degli essere cangianti che si lasciavano dietro delle lunghe scie. De- gli uccelli? Degli angeli? Nessuno di questi termini descrive bene questi esseri che erano diversi da tutto ciò che avevo potuto vedere sulla terra. Erano più avanzati di noi. Erano degli esseri superiori».

 

Un canto celeste

 

Il dottor Eben Alexander si ricorda di aver anche udito un suono in pieno sviluppo, come un canto celeste, che veniva da sopra, e che gli ha dato una grande gioia, e di essere stato poi accompagnato nella sua avventura da una giovane donna.

Dopo questa NDE, il dottor Alexander non ha avuto più dubbi: la coscienza non è né prodotta né limitata dal cervello, come il pensiero scientifico dominante continua a ritenere, e si estende al di là del corpo.

 

 

Nuova idea di coscienza

 

«Ora, per me è – dice Alexander – cosa certa che l’idea materialistica del corpo e del cervello come produttori, piuttosto che come veicoli, della coscienza umana, è superata. Al suo posto sta già nascendo una nuova visione del corpo e dello spirito. Questa visione, a un tempo scientifica e spirituale, farà posto alla verità, che è il valore che i più grandi scienziati della storia hanno sempre cercato».

 

 

 

Una lettera di don Jean Derobert

 

È una testimonianza certificata data in occasione della canonizzazione di padre Pio.

«In quel tempo – spiega don Jean – lavoravo al Servizio Sanitario dell’esercito. Padre Pio, che nel 1955 mi aveva accettato come figlio spirituale, nelle svolte importanti della mia vita mi ha sempre fatto pervenire un biglietto in cui mi assicurava la sua preghiera e il suo sostegno. Così accadde prima del mio esame all’Università Gregoriana di Roma, così accadde quando entrai nell’esercito, così accadde anche quando dovetti raggiungere i combattenti in Algeria».

 

Il biglietto di Padre Pio

«Una sera, un commando F.L.N. (Front de Libération Nationale Algérienne) attaccò il nostro villaggio. Fui preso anch’io. Messo davanti a una porta insieme ad altri cinque militari, fummo fucilati (…). Quel mattino avevo ricevuto un biglietto da padre Pio con due righe scritte a mano: «La vita è una lotta ma conduce alla luce» (sottolineato due o tre volte)».

 

 

La salita in cielo

Immediatamente don Jean fece l’esperienza dell’uscita dal corpo. «Vidi il mio corpo al mio fianco, sdraiato e sanguinante, in mezzo ai miei compagni uccisi anch’essi. Cominciai una curiosa ascensione verso l’alto dentro una specie di tunnel.

Dalla nuvola che mi circondava distinguevo dei visi conosciuti e sconosciuti. All’inizio questi visi erano tetri: si trattava di gente poco raccomandabile, peccatori, poco virtuosi. Man mano che salivo i visi incontrati diventavano più luminosi».

 

 

L’incontro con i genitori

«All’improvviso il mio pensiero si rivolse ai miei genitori. Mi ritrovai vicino a loro a casa mia, ad Annecy, nella loro camera, e vidi che dormivano. Ho cercato di parlare con loro ma senza successo. Ho visto l’appartamento e ho notato che avevano spostato un mobile. Molti giorni dopo, scrivendo a mia mamma, le ho domandato perché avesse spostato quel mobile. Lei mi rispose: “Come fai a saperlo?”.

Poi ho pensato al papa, Pio XII, che conoscevo bene perché sono stato studente a Roma, e subito mi sono ritrovato nella sua camera. Si era appena messo a letto. Abbiamo comunicato scambiandoci dei pensieri: era un grande spirituale».
“Scintilla di luce”

 

Ad un tratto don Jean si ritrova in un paesaggio meraviglioso, invaso da una luce azzurrina e dolce.. C’erano migliaia di persone, tutte dell’età di circa trent’anni. «Ho incontrato qualcuno che avevo conosciuto in vita (…) Ho lasciato questo “Paradiso” pieno di fiori straordinari e sconosciuti sulla terra, e sono asceso ancora più in alto… Là ho perso la mia natura di uomo e sono diventato una “scintilla di luce”. Ho visto molte altre “scintille di luce” e sapevo che erano san Pietro, san Paolo, o san Giovanni, o un altro apostolo, o il tale santo».

 

 

La Madonna e Gesù

«Poi ho visto santa Maria, bella all’inverosimile nel suo mantello di luce. Mi ha accolto con un indicibile sorriso. Dietro di lei c’era Gesù meravigliosamente bello, e ancora più indietro c’era una zona di luce che sapevo essere il Padre, e nella quale mi sono tuffato». La prima volta che vide padre Pio dopo quest’esperienza, il frate gli disse: “Oh! Quanto mi hai dato da fare tu! Ma quello che hai visto era molto bello !”.

 

Fonte: it.aleteia.org

 

 

 

Le esperienze pre morte di alcuni personaggi famosi

 

 

L’ esperienza di Elizabeth Taylor

 

Elizabeth Taylor è stata una famosa attrice statunitense che ha iniziato la sua carriera nel mondo del cinema da bambina. Durante diverse interviste ha raccontato come durante un intervento chirurgico alla schiena avvenuto nel 1962 avesse smesso di respirare per cinque minuti, vivendo cosi la sua esperienza ai confine della morte (Nde).

 

Ha raccontato che la sua anima aveva abbandonato il corpo e di aver visto i medici che tentavano di rianimarla prima di dirigersi verso un tunnel e vedere il suo terzo marito, Mike Todd, morto in un incedente aereo nel 1958.

Nel 1992 durante una puntata dell’Oprah Winfrey Show, Taylor ha confermato che dopo aver vissuto quell’esperienza di premorte non ha più avuto paura di morire.

 

La Taylor ha dichiarato, durante un intervista con la Cnn, che era felice di rivedere Todd, voleva restare con lui, ma lui le aveva detto che non poteva: «Devi lottare per tornare indietro. Hai ancora molte cose da fare. Devi lottare».

Quando è tornata nel suo corpo e si è svegliata, si è accorta che i dottori avevano già annunciato la sua morte.

 

 

Jane Seymour

 

Jane Seymour è un’attrice britannica naturalizzata statunitense, celebre per i ruoli interpretati nei film di James Bond; nel 1988, all’età di 36 anni, anche lei ha vissuto un’esperienza ai confini della morte.

La Seymour si trovava in Spagna per girare un film, quando improvvisamente le è venuta una bronchite. Per disgrazia le hanno inniettato l’antibiotico in vena, piuttosto che nel muscolo, causandole uno shock anafilattico.

 

«Sono morta e resuscitata» ha dichiarato la Seymour al quotidiano Omaha World-Herald. «Ho visto una luce bianca, poi guardando in basso ho visto me stessa nel letto e un’infermiera che stava freneticamente tentando di salvarmi e mi faceva delle iniezioni, mentre io osservavo tranquillamente l’intera scena».

Dopo questa esperienza di premorte la sua intera visione della vita è cambiata e ha realizzato che le cose materiali non sono poi cosi importanti nella vita.

 

«Mi ha dato un’idea di quanto sia fragile la vita e mi ha fatto apprezzare le cose veramente importanti. Non i lussi come gli yacht, le case, o i premi ma l’amore che condividi con la famiglia e gli amici e l’impegno per sensibilizzare al bene o nell’aiutare gli altri a migliorare le proprie vite».

 

 

Sharon Stone

 

La celebre attrice americana Sharon Stone ha avuto un’emorragia celebrale nel 2001, e ha vissuto un’esperienza ai confini della morte durante la quale ha visto «tutto riempirsi di una luce bianca» mentre era incosciente dentro un macchinario per la risonanza magnetica.

«Ho iniziato a vedere e ad incontrare alcuni dei miei amici… persone che mi erano molto, molto care. È stato un vero viaggio che mi ha condotto in luoghi sia dentro che fuori dal mondo. Ma è stato tutto cosi veloce – whoosh! All’improvviso ero tornata. Ero nel mio corpo».

 

Come molte altre persone che hanno vissuto esperienze premorte, la Stone non ha più paura della morte.

 

«Come risultato non ho più paura di morire, e dico spesso agli altri che morire è una cosa meravigliosa e un regalo. Quando la morte arriva come dovrebbe è una cosa gloriosa e bella.

Ho avuto una sensazione incredibile di benessere, e la percezione che in realtà sia un qualcosa di molto ‘vicino’. La morte è molto ‘vicina’ e molto sicura. Non è una cosa ‘distante’ o spaventosa».

Ha infine aggiunto: «Sento che deve esserci una ragione se Dio mi ha tenuta in vita».

 

 

Tracy Morgan

 

L’attore comico americano Tracy Morgan è rimasto gravemente ferito nel 2014 in seguito a un grave incidente automobilistico che ha causato la morte del suo amico James McNair.

Mentre Morgan era in coma dopo l’incidente, ha vissuto un’esperienza ai confini della morte durante la quale ha visto il suo defunto padre, Jimmy Morgan Sr., morto nel 1987.

«Ricordo solo che mi ha detto: “Non sono ancora pronto per te, figlio”. Io ho iniziato a piangere cosi tanto, probabilmente più di quanto non avessi fatto al suo funerale. Per poi dire solamente: “Papà!”. In vita lui era il mio migliore amico».

 

Morgan ha inoltre affermato di aver parlato con Dio durante la sua esperienza extracorporea:

«Sapete cosa mi ha detto Dio? Mi ha detto: “La tua stanza non è ancora pronta. Ho ancora qualche compito per te”».

Inutile dire che dopo questa esperienza è diventato un’altra persona.

 

«Non si può essere gli stessi dopo aver attraversato qualcosa del genere. Non si muore per alcune settimane per poi tornare ad essere normali, credetemi. Qualcosa andrà perso, mentre si guadagnerà qualcos’altro, bisogna solo continuare a vivere la propria vita».

Si è ritrovato così a dire «I love you» 200 volte al giorno agli sconosciuti. «Non devo necessariamente conoscerti per amarti ! È cosi che dovremmo essere in quanto esseri umani. Dovremmo prenderci cura l’uno dell’altro»

 

Ha aggiunto inoltre che dopo il suo incontro ravvicinato con la morte ha scoperto la pace.

«Quando vai in coma per 10 giorni, e sopravvivi credimi sei in pace. Sono stato sull’altra sponda e sono tornato indietro con dei regali. Queste battute che vi dono ora sono regali».

 

 

Carl G. Jung

 

Carl G. Jung è stato un celebre psichiatra nato in Svizzera. Nel 1944 ha avuto un attacco cardiaco dopo essersi ferito a un piede e ha vissuto un’esperienza ai confini della morte mentre era in ospedale, che ha poi descritto nel suo libro Ricordi, sogni, riflessioni.

Ricorda di aver sperimentato «deliri e visioni», di essere andato «in alto, nello spazio» e di aver visto la Terra, il mare, i continenti: «Potevo persino vedere la neve sulla vetta dell’Himalaya».

 

In seguito Jung è giunto a un tempio dove racconta è avvenuto qualcosa di strano.

«Avevo la sensazione che tutto venisse rimosso; tutto quello a cui ambivo, che desideravo, o pensavo, l’intera fantasmagoria dell’esistenza terrena era crollata, o mi era stata strappata via, in un processo estremamente doloroso».

«Quest’esperienza mi ha dato una sensazione di estrema povertà, ma allo stesso tempo di grande completezza. Non c’era più niente che volessi o desiderassi».

 

In seguito ha visto il dottore che lo stava curando volare verso di lui in quella che Jung definisce la sua «forma primordiale», per comunicargli che doveva tornare sulla Terra; il che lo ha fatto arrabbiare molto: «Ero sconcertato, sembrava che tutto fosse stato fatto per niente. Il doloroso processo di ‘defogliazione’ era stato invano, non potevo entrare nel tempio e raggiungere le persone che facevano parte della mia compagnia».

 

Jung ha realizzato in seguito che il dottore sarebbe dovuto morire al posto suo perché gli aveva rivelato la sua «forma primordiale». Il suo timore è divenuto realtà: il dottore è morto nel giorno in cui lo psichiatra è riuscito a sedersi di nuovo sul letto per la prima volta.

Secondo un sondaggio condotto da Gallup nel 1992 e citato dalla Near-Death Experience Research Foundation si stima che 13 milioni di americani abbiano vissuto un’esperienza ai confini della morte e che quotidianamente si verifichino circa 775 esperienze di premorte nei soli Stati Uniti.

 

Fonte: epochtimes

 

 

L’esperienza della cantautrice Pam Reynolds

 

Nel 1991, la cantautrice Pam Reynolds di Atlanta si trovò in uno stato di grande confusione, perse la capacità di parlare, ed ebbe difficoltà a muovere il corpo. Una Tac dimostrò che aveva avuto un aneurisma dell’arteria – un vaso sanguigno molto dilatato nella parete della sua arteria basilare, vicino al tronco encefalico.

Se fosse scoppiato fatto che avrebbe potuto accadere in qualsiasi momento, l’avrebbe uccisa. Ma anche un intervento di chirurgia standard di drenaggio e riparazione avrebbe potuto ucciderla.

 

Senza altre possibili alternative Pam fece l’ultimo disperato tentativo con un rimedio offerto dal neurochirurgo Robert Spetzler presso il Barrow Neurological Institute di Phoenix, in Arizona. Il Dottor Spetzler era uno specialista e pioniere nell’arresto cardiaco ipotermico – una procedura chirurgica audace soprannominata “Standstill Operation”.

Spetzler avrebbe portato il corpo di Pam a una temperatura così bassa che sarebbe stata sostanzialmente morta. Il suo cervello non avrebbe funzionato ma a questa temperatura sarebbe stato in grado di sopravvivere più a lungo senza ossigeno.

 

La bassa temperatura avrebbe anche ridotto la dilatazione dei vasi sanguigni permettendo di intervenire su di loro con minor rischio di rottura. Quando l’intervento fosse stato completato il team chirurgico l’avrebbe riportata a una temperatura normale prima che si potesse creare un danno irreversibile.

 

 

In buona sostanza Pam accettò di morire per salvare la propria vita e in corso d’opera ha avuto quello che è forse il caso più famoso di conferma indipendente di percezioni documentate di esperienza fuori dal corpo.

Questo caso è particolarmente importante perché il cardiologo Michael Sabom potè verificare con il personale medico i dettagli cruciali dell’intervento chirurgico che Pam fu in grado di riferire. Ecco cosa accadde.

 

 

Alle 7.15 del mattino Pam fu portata in sala operatoria, le fu somministrata l’anestesia generale, e perse rapidamente coscienza. A quel punto Spetzler e il suo team di oltre 20 medici, infermieri e tecnici iniziarono il lavoro. Lubrificarono gli occhi di Pam per prevenire la disidratazione e glieli sigillarono col nastro adesivo.

Collegarono gli elettrodi dell’EEG (elettroencefalogramma) per monitorare l’attività elettrica della sua corteccia cerebrale. Inserirono piccoli altoparlanti preformati nelle sue orecchie fissandoglieli con garza e nastro.

Gli altoparlanti avrebbero emesso ripetutamente schiocchi da 100 decibel – più o meno il rumore prodotto da un treno espresso in velocità – eliminando i rumori esterni e misurando l’attività del suo tronco encefalico.

 

 

Alle 8.40 scoperchiarono il vassoio dei ferri chirurgici, e Robert Spetzler iniziò a tagliare il cranio di Pam con una speciale sega chirurgica che produceva un rumore simile a un trapano dentistico. In quel momento, disse Pam più tardi, sentì se stessa uscire fuori dal corpo e librarsi al di sopra, osservando i medici lavorare sul suo corpo.

Benché avesse occhi e orecchie fuori uso, descrisse le sue osservazioni in termini di sensi e percezioni. “Ho pensato che il modo in cui avevano rasato la mia testa era molto particolare”, disse. “Avevo immaginato che mi avessero tolto tutti i capelli, ma non lo avevano fatto”.

Descrisse anche con notevole accuratezza e precisione il segaossa Midas Rex (“L’oggetto a sega di cui odiavo il suono sembrava uno spazzolino da denti elettrico e aveva un’ammaccatura”) e il suono da trapano dentistico che emetteva.

 

Intanto Spetzler stava rimuovendo la membrana più esterna del cervello di Pamela, aprendola con le forbici. All’incirca alla stessa ora un cardiochirurgo donna stava cercando di localizzare l’arteria femorale all’inguine destro di Pam.

Incredibilmente più tardi Pam affermò di ricordare una voce femminile dire: “Abbiamo un problema. Le sue arterie sono troppo piccole”. E poi una voce maschile: “Prova dall’altra parte”. Le cartelle cliniche confermano questa conversazione, eppure Pam non poteva averle sentite.

 

Il cardiochirurgo aveva ragione, i vasi sanguigni di Pam erano effettivamente troppo piccoli per accogliere l’abbondante flusso sanguigno richiesto dalla macchina per bypass cardiopolmonare, così alle 10.50 venne inserito un tubo nell’arteria femorale sinistra di Pam, e collegato alla macchina per bypass cardiopolmonare.

 

 

Il sangue caldo fluiva dall’arteria nei cilindri della macchina per bypass, dove veniva raffreddato prima di essere restituito al suo corpo. La sua temperatura corporea cominciò a scendere, e alle 11.05 il cuore di Pam si fermò.

L’EEG delle sue onde cerebrali si appiattì in un silenzio totale. Pochi minuti dopo, il suo tronco cerebrale diventò totalmente inerte, e la sua temperatura corporea scese a un sepolcrale 60 gradi Fahrenheit.

 

 

Alle 11.25, il team inclinò la testa del tavolo operatorio, spense la macchina per bypass, e drenò il sangue dal suo corpo. Pamela Reynolds era clinicamente morta.

A questo punto, l’avventura fuori dal corpo di Pam si trasformò in un’esperienza di pre-morte (NDE): Pam ricorda se stessa fluttuare fuori dalla sala operatoria e viaggiare attraverso un tunnel con una luce. Vide parenti e amici defunti, inclusa la nonna morta da lungo tempo, attendere alla fine di questo tunnel.

Registrò la presenza di una luce brillante, meravigliosamente calda e amorevole, e sentì che la sua anima faceva parte di Dio e che tutto ciò che esiste è stato creato dalla luce (il respiro di Dio). Ma questa straordinaria esperienza s’interruppe bruscamente, mentre lo zio defunto della Reynolds la riportò indietro nel suo corpo, una sensazione che Pam ha descritto come “immergersi in una vasca di ghiaccio”.

 

Nel frattempo, in sala operatoria, l’intervento chirurgico era terminato. Quando tutto il sangue era stato drenato dal cervello di Pam, l’aneurisma era semplicemente collassato e Spetzler lo aveva eliminato. Ben presto la macchina per bypass fu accesa e il sangue caldo fu pompato di nuovo nel suo corpo.

 

Quando la sua temperatura corporea cominciò a salire, il suo tronco cerebrale cominciò a reagire agli altoparlanti che schioccavano nelle sue orecchie e l’EEG registrò attività elettrica nella corteccia.

La macchina per bypass fu spenta alle 12.32. La vita di Pam era stata ripristinata e alle 14.10 fu portata in sala di recupero in condizioni stabili.

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