PSICOLOGIA E FILM HORROR

Quando guardiamo un film sappiamo che quello che stiamo vedendo non è reale. Eppure a volte le scene sono così realistiche da tenerci con il fiato sospeso per tutto il film e farci vivere in prima persona le esperienze del protagonista.
Il film è una finzione ma le emozioni che proviamo e le reazioni che esse scatenano ​​sono reali. Indubbiamente si tratta di un effetto molto potente che ora viene studiato nel contesto di una nuova scienza appena nata e chiamata neurocinema, dedicata a studiare l’influenza dei film sul nostro cervello.

Le scene di terrore attivano direttamente il cervello primitivo

 

Di solito quando guardiamo un film “scolleghiamo” le aree motorie del cervello perchè non servono. Ma a volte le scene hanno un impatto così forte da farci superare l’inibizione del sistema motorio facendoci reagire.

Sobbalziamo sulla poltrona o gridiamo perché la scena ci fa superare questo blocco emotivo andando a scatenare i nostri istinti primordiali. Vale a dire che il contenuto è così forte dal punto di vista emotivo da farci reagire immediatamente per proteggere noi stessi o avvisare gli altri che sono in pericolo. Infatti gridando avvertiamo quelli intorno a noi o anche i personaggi del film che vi è un pericolo e che devono mettersi in salvo. Si tratta di una reazione atavica.
E tutto questo avviene in pochi millisecondi, non abbiamo tempo per elaborare quello che stiamo vedendo o modulare la nostra risposta. In pratica reagiamo in questo modo perché in quei pochi millisecondi il nostro cervello non realizza il fatto che si tratta semplicemente di un film e che siamo al sicuro.
Se ci pensate questa reazione non è sorprendente dal momento che il nostro cervello è programmato per assumere che tutto ciò che vediamo è reale. Pertanto è molto difficile comunicare alle parti più primitive, quelle che vengono attivate ​​in questi casi, che ciò che stiamo vedendo è pura finzione. Come risultato il corpo non tarda a reagire.
Infatti anche se si tratta di casi isolati vi son persone che hanno sofferto di stress post traumatico a causa di un film horror, un problema più diffuso nei bambini per i quali è più difficile distinguere il confine tra realtà e fantasia.
Negli adulti questo disturbo potrebbe essere causato da eccessiva identificazione con i personaggi. Infatti nel caso dei film horror lo spettatore è all’oscuro quanto i personaggi di ciò che accadrà, per questo gli risulta molto più facile immedesimarsi negli stessi.
Quando si verifica questa identificazione nel cervello si possono generare cicatrici molto profonde, quasi quanto quelle provocate da un’esperienza reale. Ma non finisce tutto qui.

3 cambiamenti che si verificano nel corpo quando si vede un film horror

 

La reazione a quello che vediamo sullo schermo non si limita al cervello ma si estende a tutto il corpo. Questo perché il cervello invia un segnale di allarme che attiva il sistema nervoso autonomo attraverso l’aumento della produzione di cortisolo e adrenalina, due neurotrasmettitori che provocano alcuni cambiamenti a livello fisiologico.
1. Aumenta il ritmo cardiaco
Uno studio condotto su un gruppo di giovani ha rivelato che la visione di un film horror provoca l’aumento di 14 battiti al minuto della frequenza cardiaca. Si è anche riscontrato un significativo aumento della pressione sanguigna. Inoltre i ricercatori hanno rilevato un aumento dei globuli bianchi nel sangue e una maggiore concentrazione di ematocrito, come se l’organismo dovesse difendersi da un intruso.
2. Si inizia a sudare.
La conduttanza della pelle è uno dei primi indicatori di attivazione emozionale. In altre parole, quando si ha paura si suda. I ricercatori dell’Università di Wollongong hanno analizzato la risposta di un gruppo di persone davanti a film violenti e horror e hanno notato come coloro che sono più empatici tendono a sudare di più durante la visione di questi film, e non mostrano segni di assuefazione.
3. I muscoli si contraggono.
Una volta che il cervello primitivo ha rilevato una minaccia e lanciato il segnale d’allarme è difficile interromperlo, soprattutto se le scene di orrore si susseguono una dopo l’altra e sono accompagnate da una colonna sonora da brividi.
I ricercatori dell’Università di Amsterdam hanno scoperto che in questi film la musica genera ciò che si conosce come “reazione di allarme”, una risposta simultanea della mente e del corpo ad uno stimolo improvviso e inaspettato che porta alla contrazione dei muscoli di braccia e gambe. È per questo che durante la visione di un film horror abbiamo sempre i muscoli tesi.

Perché continuiamo a vedere film horror ?

 

A questo punto è chiaro che la maggior parte di noi non si diverte a guardare un film di terrore. Eppure, nonostante tutto ciò, molti continuano a subire il “fascino” di questi personaggi oscuri. Perché?
La Teoria del Trasferimento dell’Eccitazione indica che i sentimenti negativi che creano questi film intensificano i sentimenti positivi che proviamo quando alla fine trionfa l’eroe. In pratica ci piacciono questi film perché guardarli è come salire su un ottovolante emotivo.
Un’altra teoria punta al fatto che i film horror o violenti ci aiutano a gestire la nostra stessa paura. In pratica questi film avrebbero un effetto catartico, ci aiuterebbero a elaborare le nostre paure più antiche e nascoste.
O forse potrebbe essere semplicemente una curiosità morbosa favorita dal nostro innato bisogno di mantenerci al sicuro dai pericoli che possono minacciarci.

8 modelli psicologici e sociali per spiegare il desiderio di guardare un film horror

 

 

1) Psicoanalisi

 

Il primo modello affonda le sue origini nella psicoanalisi, proprio la psicoanalisi pura che si può leggere sui libri di filosofia e psicologia. Freud (1919/1955) e Jung (1934/1968) hanno dato una spiegazione legata proprio alla psicoanalisi del tanto piacere nel guardare un horror.

Freud considera il film horror come la manifestazione “dell’inspiegabile e del misterioso” , pensieri comunemente ricorrenti in tutti gli individui ma repressi con la crescita dall’ Ego e dallo sviluppo della razionalità, il film horror rievocherebbe queste sensazioni legate al nostro sviluppo e quindi ci appare familiare senza un motivo cosciente e ci infonde una sensazione vagamente piacevole perché precedente al nostro percorso di vita razionale.

 

Jung invece attribuisce la popolarità dell’horror a immagini primordiali sopite nel nostro inconscio da quando eravamo dei bambini e perfino un’ombra nella notte per noi diventava un mostro terrificante, crescendo abbiamo vinto queste paurose immagini e l’horror ce lo ricorda, ci ricorda quanto siamo stati grandi e forti, quanto con la nostra coscienza adesso sappiamo vincere. Il problema di queste teorie è che come ogni teoria psicoanalitica è altamente soggettiva, difficile da dimostrare empiricamente e soggetta al percorso sociale della persona.

 

 

2) Catarsi

 

Questa teoria fonda le sue radici a molto prima della psicoanalisi di Freud. Già in tempi antichi Aristotele credeva che rappresentazioni teatrali o figurative di carattere drammatico e rappresentanti mostri evocavano nel pubblico la sensazione di “lavare” lo spirito dai pensieri negativi, questo è il processo definito come Catarsi.

Feshbach (1976) estende l’approccio di Aristotele ai media di carattere violento e agli horror affermando che la sensazione di paura e la tensione alla quale ci sottoponiamo guardando scene di questo tipo ci “purgano” dal provarle nella realtà e quelle stesse sensazioni negative ci puniscono se immaginiamo di compiere atti simili nei nostri pensieri.

 

Nella pratica la scienza ha dimostrato però l’opposto, infatti le teorie scientifiche affermano che l’ essere abituati a scene di violenza provochi in realtà lo sminuire di quegli atti e ci metta in una condizione privilegiata nel desiderare certe sensazioni di ansia, adrenalina e sfoghi di rabbia.

Ha invece dimostrato che scene di erotismo e comicità hanno un effetto positivo sulla gestione della rabbia. Al di là della dipendenza lineare che può esserci o meno tra la visione di un film horror e la tendenza all’emulazione è stata dimostrata una correlazione inversa tra paura e desiderio di guardare un horror: in pratica meno si è fifoni più si vuole guardare un horror.

 

 

3) Trasferimento di eccitazione

 

Il fenomeno del trasferimento di eccitazione fu ritenuto uno tra i motivi principali nel desiderio di guardare un horror da Zillman. Zillmann sosteneva che gli stimoli forniti dai film horror creassero una forte sensazione di benessere nella persona nel momento esatto in cui terminano, indifferentemente dal fatto che la trama possa evolvere positivamente o negativamente, lo spettatore al termine può rilassarsi e provare un eccitazione positiva, un senso di pace e benessere.

Per onor di cronaca vi dico che McCauley nel condurre due studi, smentisce il trasferimento di eccitazione per alcuni gruppi di persone che proverebbero maggiori sensazioni positive durante la pellicola anziché al termine come ipotizzato da Spark. Però è il caso di dire ”tutto è bene quel che finisce bene”

 

 

 

4) Curiosità e fascinazione

 

E’ Caroll nel 1990 a proporre un ipotesi semplice e pratica: i film horror stimolano le emozioni positive e ci eccitano semplicemente perché noi siamo degli esseri curiosi.

Sostiene che il fascino di questi film è legato alla possibilità che ha lo spettatore di scoprire cosa succederebbe se si violassero le comune norme sociali e razionali portando chi guarda fuori dalle esperienze quotidiane e permettendogli, al pari di un film fantasy, di osservare in una realtà non schematizzata dalla logica cosa succede se quegli schemi sono rotti.

Qualcosa di assurdo e malvagio si oppone a persone comuni come noi (niente super eroi pieni di poteri ma solo persone come noi) e vedere come se la cavano ci affascina terribilmente.

 

 

 

5) Ricerca di emozioni

 

Zuckerman dimostra una correlazione tra il desiderio di provare emozioni e ricercare sensazioni adrenaliniche con la voglia di restare incollati alla poltrona mentre viene trasmesso un film horror, pauroso e ansioso.

I film di paura e i thriller sembrano dare sensazioni molto più “potenti” rispetto ai classici film di azione e di eroi dove già si sa che il bene trionfa sempre. Di solito gli horror sono infatti preferiti da persone non banali che odiano i finali scontati, persone che seppur amando i film d’ avventura hanno bisogno di trovare l’ adrenalina in qualcosa dove non sia scontato che vinca il bene.

 

 

 

6) Correzione caratteriale

 

La gente sembra godere della violenza nei film horror quando la violenza e il male sono diretti contro coloro che noi crediamo essere meritevoli di tale trattamento. Questa osservazione ha dato origine alla teoria dell’attitudine caratteriale in cui si ipotizza che le reazioni emotive di una persona, agli eventi ritratti in un film horror, possano essere fatte risalire a sentimenti di giustizia e contraccambio che tutti noi abbiamo.

In altre parole, se si tratta di qualcuno che è considerato meritevole di punizione lo spettatore può addirittura adottare una visione positiva della violenza (basta guardare il successo avuto dai vari SAW).

La violenza diretta contro qualcuno non considerato meritevole di punizione, come un bambino innocente, è più probabile che sarà interpretato in una luce negativa dallo spettatore.

 

 

 

7) Ruolo del genere

 

Lo studio condotto da Zillmann, Weaver, Mundorf, e Aust nel 1986 stabilisce che i ragazzi adolescenti apprezzano un film horror quanto più la ragazza al loro fianco è terrorizzata, mentre, le ragazze lo apprezzano tanto più il l’amorevole compagno seduto al loro fianco si mostra tranquillo e controllato.

Questa osservazione ha stabilito che il film horror piace perché è un marcatore di ruolo sociale definendo, inconsciamente, in una coppia l’indentità caratteriale dei partner e permettendogli di mostrarsela vicendevolmente.

 

Il film horror diviene uno strumento con il quale il ragazzo può mostrare il suo coraggio e sicurezza e la ragazza la sua voglia di protezione. Questa teoria non spiega però perché alcune persone preferiscono guardare i film horror da soli né tanto meno perché spesso è la ragazza a preferire questo genere.

Nonostante ciò è una teoria che si sposa perfettamente con l’ idea attuale di coppia e non mi sorprenderebbe affatto che l’ uomo abbia piacere nell’ avere l’ occasione, nonostante sia inconscia, di mostrarsi tale senza cercare risse o pericolose scorribande.

 

 

8) Preoccupazione sociale

 

Stephen King (sicuramente una tra le persone che meglio ha carpito le potenzialità economiche dell horror) nel 1981 afferma che i film horror servono spesso come un “barometro di quelle cose che turbano i pensieri notturni di una società intera”.

Facendo seguito a questa osservazione, Skal sostiene che i film dell’orrore riflettono questioni sociali attuali e sono lo specchio delle preoccupazioni sociali: come la paura del totalitarismo che nel 1930 ha dato vita a film come Frankenstein, la paura delle radiazioni che ha dato il via alle caratteristiche creature del 1950, la guerra in Vietnam che ha dato luogo a una nuova generazione di film di zombie come rappresentato nel 1968 della Notte dei morti viventi, Watergate che ha ispirato la diffidenza per le figure di autorità e film come Nightmare (1984) e la paura dei serial killer che ha incoraggiato un interesse in film come il silenzio degli innocenti (1991).

L’importanza delle preoccupazioni della società che sono basilari nella comprensione della popolarità dei film horror va tenuta presente in virtù del fatto che tra l’ altro molti di questi film operano su paure universali o cross-culturali in modo di avere terreno fertile nel quale svilupparsi.

 

Fonte: comunicativa-mente

 

 

 

 

Le parole del celebre ricercatore e psicologo Arthur Westermayr

 

Da dove viene il piacere che l’essere umano prova quando guarda i film horror?

Secondo le parole del celebre ricercatore e psicologo Arthur Westermayr, “sin dagli albori del pensiero umano, la paura è sempre stata guardata con disprezzo”. Se quest’affermazione è vera, perché a molta gente invece piace ?

 

 

 

La testimonianza della sociologa Margee Kerr

 

Secondo lei il segreto del piacere della paura risiede nel controllo.

 

Che cosa intende Kerr quando parla di “controllo”?

La risposta è semplice. Quando il cervello umano prova una sensazione di paura in un ambiente che in realtà non costituisce un vero pericolo la reazione fisiologica può essere davvero divertente ed è da questo contrasto che nasce il piacere che proviamo in situazioni del genere.

 

“Non bisogna aver paura di niente nella vita. Bisogna solo comprenderlo.”

-Marie Curie-

 

Kerr aggiunge che a tutto ciò si somma il fatto che superare una situazione che ha costituito un forte stress per il nostro cervello ci causa una sensazione molto positiva e un aumento invidiabile dell’autostima. Un cocktail che permette al nostro cervello di divertirsi in situazioni che, a priori, dovrebbero essere percepite come negative.

 

 

 

Cos’è in realtà la paura ?

 

Sappiamo davvero cos’è la paura? La corrente psicologica comunemente accettata la spiega come diverse emozioni legate ad un processo psicologico che ci avvertono di possibili pericoli, stress o situazioni molto negative.

In realtà si tratta di sistemi che si attivano a livello fisiologico e comportamentale dopo aver velocemente valutato una specifica situazione come minacciosa. Dopo il primo sguardo, il nostro cervello è già consapevole del tipo di paura che ha risvegliato in noi.

 

Se il nostro cervello capisce che il tipo di paura che stiamo provando deriva da una situazione sotto controllo la paura può essere piacevole. È questo il caso di un film horror, una giostra in un parco di divertimenti, una festa di Halloween, ecc.

Tuttavia se il nostro cervello identifica un timore relazionato ad una situazione che non abbiamo sotto controllo come la morte di un nostro caro, una rapina, ecc., di certo non proveremo alcun tipo di piacere e un terrore profondo e fuori controllo può impadronirsi della nostra mente e del nostro corpo.

 

 

 

La paura condizionata

 

È possibile condizionare una persona per farle provare una paura specifica ? Secondo lo sperimento “Conditioned Emotional Reactions” portato a termine da Rosalie Rayner e John Watson nel 1920, sì.

In questo esperimento, i ricercatori hanno creato una fobia in un bambino di nove mesi, per poi pubblicare uno studio in cui descrivevano passo passo tutto il processo che permette di condizionare la paura. Naturalmente si tratta di un esperimento che oggi giorno non sarebbe permesso, perché nessuno ha il diritto di condizionare questa emozione in un’altra persona, men che meno in un minore.

 

Da questa ricerca però possiamo concludere che i nostri cervelli possono essere condizionati per avvertire una sensazione di paura di fronte ad uno stimolo che percepiscono come anticipazione di una situazione minacciosa. Questa paura come abbiamo detto poco fa può essere straordinariamente gratificante per molte persone quando è avvertita in una situazione controllata.

 

 

Le reazioni psicologiche alla paura

 

Le reazioni positive o negative alla paura possono essere comprese a partire dalle reazioni psicologiche che si producono nel nostro cervello. A seconda degli stimoli che riceviamo saremo capaci di interpretare e capire questa emozione.

All’interno del nostro sistema limbico, in fondo al nostro lobulo temporale si trova l’amigdala. Questa struttura subcorticale è incaricata di determinare se quello che stiamo provando è una “paura piacevole” o una “paura reale”.

 

Di fronte ad una situazione che scatena questa emozione, possiamo reagire in modi diversi. A volte vogliamo correre, attaccare, scappare… In un modo o nell’altro, il nostro corpo reagirà liberando adrenalina e aumentando il livello di cortisolo e zucchero nel sangue.

Ma questa forte scarica nel nostro organismo è positiva? In verità, se ci troviamo in un ambiente controllato e la nostra mente è sicura al cento per cento del fatto che non c’è nessun pericolo reale, trasmetterà al corpo una forte sensazione di piacere, e potremo godere di questa sensazione consumando le sostanze liberate senza l’interferenza di alcuna minaccia reale.

 

“La paura è quella piccola camera oscura in cui vengono sviluppati tutti i negativi.”

-Michael Pritchard-

 

 

Fonte: lamenteemeravigliosa

 

 

 

 

Le 10 paure causate dai film horror

 

1) Mai fare la doccia da soli

La scena è una delle più famose del cinema horror: Marion Crane viene assassinata brutalmente mentre è sotto la doccia da sola, un grande classico rappresentato sul grande schermo in “Psyco” di Alfred Hitchcock, che ha per altro rivoluzionato questo genere cinematografico.

Ripensando all’episodio non saranno stati in pochi ad aspettare che rientrasse qualcuno in casa prima di decidere di farsi un bel bagno caldo.

 

 

2) Attenzione alle telefonate anonime

Una chiamata improvvisa da un numero sconosciuto vi fa pensare che qualcuno sta tentando di uccidervi ? E’ normale se avete appena visto “The Ring”, l’horror in gran parte psicologico, remake americano dell’omonima pellicola giapponese in cui esisterebbe una particolare videocassetta che una volta vista condannerebbe a morte gli spettatori dopo sette giorni esatti e dopo una minacciosa telefonata anonima. Poco consigliato per chi soffre d’ansia.

 

 

3) Niente clown nelle vicinanze

I pagliacci in genere non sono molto amati da bambini perché spesso ne hanno paura. Ma anche gli adulti non sono immuni dallo spavento causato da questi personaggi colorati e strambi, soprattutto dopo aver visto un film dell’orrore.

In particolare in “Poltergeist”, pellicola del 1982, questo essere è il protagonista di una piccola parte ma decisamente spaventosa. Risulta terrificante anche solo stando seduto sulla sedia senza muovere un dito e senza fenomeni paranormali.

 

Ma è “Clown” del 2014, che potrebbe spiegare perché così tante persone nel mondo hanno paura dei pagliacci: in questo caso la storia narrata è quella di un demone, per l’appunto clown che si impossessa del corpo di un premuroso padre di famiglia per trasformarlo in uno spaventoso mangia bambini con denti affilati e scarpe enormi.

 

 

4) Scricchiolii di porte: si salvi chi può

 

Se basta un rumore a mettervi paura magari se siete a casa e al buio e siete già pronti alla fuga probabilmente avrete visto un film horror. Il cigolio della porta ad esempio è un classico effetto speciale utilizzato nelle pellicole del genere per aumentare l’ansia e lo spavento negli spettatori.

Eppure si tratta di eventi assolutamente normali causati ad esempio dal passaggio di un po’ di vento. Ne è un esempio “Insidious” di James Wan, una vera e propria odissea domestica, con fumo, rumori di catene e porte che cigolano.

 

 

5) Non guardatevi allo specchio se avete paura dei demoni

Uno dei gesti più comuni che si compiono quotidianamente e cioè guardarsi allo specchio può diventare anche uno dei più paurosi se si guardano alcuni film horror come “Oculus” di Mike Flanagan, un thriller-horror che scava nella psicologia dell’infanzia.

Qui in pratica il killer della storia è uno specchio. Per questo molti avranno la certezza che il male apparirà loro riflesso e si impossesserà delle loro menti.

 

 

6) Corridoi, scale e scantinati: non abitate quella casa !

Un corridoio vuoto può trasformarsi improvvisamente in un tunnel pieno di fantasmi, le scale diventano il lasciapassare per l’oltretomba e gli scantinati nascondono cadaveri e altre creature demoniache.

Queste paure che spesso immobilizzano anche a casa propria sono tipiche di chi ha visto film horror. Si tratta di espedienti fondamentali per gli sviluppi della narrazione. Basta però chiudere la porta a chiave, accendere la luce e farsi un po’ di coraggio per tranquillizzarsi: si tratta di ambienti comuni in ogni abitazione, le possibilità di trovarci un killer come in “American Horror Story” o mostri e spiriti come in “Crimson Peak” sono davvero ridotte all’osso.

 

 

7) Paura di guardare sotto al letto: tipica dopo i film horror

Non c’è niente di più rassicurante che il proprio letto dove riposare e sognare. Ma spesso questo coincide con un vero e proprio incubo, per cui anche abbassarsi per vedere cosa si è dimenticato lì sotto può diventare un gesto carico di ansie.

Potrebbero nascondersi demoni, personaggi paurosi e serial killer. Lo sa bene chi ha visto “La Madre”, film del 2013 di Andres Muschietti. Se volete dormire sonni tranquilli fareste meglio a controllare ogni angolo della vostra stanza prima di dare inizio alla visione.

 

 

8) Giocare a nascondino non è mai stato così terrificante

Tutti amano giocare a nascondino. Eppure chi ha visto film come “The Conjouring – L’Evocazione” di James Wan sa bene che anche questo passatempo divertente può trasformarsi in una esperienza terrificante. Anzi è pericoloso anche solo provarci: mentre si è bendati l’anta di un armadio potrebbe aprirsi e mostrare l’incubo paranormale che si cela al suo interno.

 

 

9) Bambole assassine e malefiche

Molte ragazze che hanno a casa una collezione di bambole fanno fatica ad addormentarsi per paura che una di loro le faccia fuori durante il sonno. E’ la filmografia dell’orrore che ha condizionato l’insorgere di questa fobia, apparentemente ingiustificata.

Di bambole che hanno regalato brividi e fatto saltare dalle poltrone ce ne sono a bizzeffe, da Chuck in “Bambola Assassina” del 1988 ad Annabelle in “The Conjuring – L’Evocazione” del 2013 e a Jigsaw in “Saw” del 2004: dopo la visione di queste pellicole neppure Cicciobello sarà lo stesso per voi.

 

 

10) Se il televisore si sfoca è la fine

La paura del televisore che si sfoca è comune a tutti gli appassionati di “The Ring”. Soprattutto se nel video che stiamo guardando ci sono delle intermittenze, ci potrebbero essere ragazze dai capelli lunghi e dall’animo tormentato pronte a oltrepassare lo schermo e a ucciderci.

Non importa che sia causata da un problema all’antenna questa esperienza potrebbe alterare e non poco la salute di chi è più stressato.

 

Fonte: fanpage

 

 

 

Effetti a lungo termine causati dai film horror

 

La visione di film horror, specie se avvenuta in età infantile, può imprimere nella memoria del soggetto delle immagini e dei sentimenti di paura che possono avere effetti anche a lungo termine.

Ma, a quanto pare, anche le immagini di violenza che ormai comunemente vediamo diffuse nelle notizie attraverso i social media e in tv potrebbero avere gli stessi effetti.

 

A quanto pare la reazione alle ripetute scene di violenza a cui siamo esposti da tv e social media non consiste solo in una progressiva abitazione/desensibilizzazione.

Potrebbe accadere anche il contrario e cioè che cioè l’esposizione ripetuta a immagini assimilabili a quelle di un film horror possano provocare ansia e paura con possibili effetti a lungo termine.

 

Queste almeno le conclusioni cui giungerebbe uno studio dell’Università del Michigan: i contenuti proposti dai social media mirerebbero proprio a catturare l’attenzione dell’utente sollecitando queste emozioni di paura.

 

 

I risultati dello studio appena citato poggiano su quelli di un precedente studio condotto con l’ Università del Wisconsin che avrebbe confermato come l’esposizione a contenuti violenti, come quelli dei film horror possa provocare effetti a lungo termine riscontrabili anche dopo diversi anni in termini di vissuti di ansia e paura in grado di interferire con le normali attività quotidiane.

Da dire che sempre lo stesso studio metterebbe in luce come anche l’età faccia la differenza.

 

Se gli adolescenti e gli adulti possiederebbero le maggiori risorse cognitive per poter elaborare le scene di violenza attraverso la logica e il ragionamento,  i bambini invece non potrebbero far altro che utilizzare strategie prevalentemente comportamentali (coprirsi gli occhi, fuggire) non disponendo della stessa capacità degli adulti di comprendere le scene osservate e di discriminare tra fantasia e realtà.

Gli effetti dei film horror nella persistenza di ansia o paura potrebbero probabilmente essere legati anche ad un’ esposizione incongrua o prematura a tali contenuti.

 

 

Le scene violente possono essere assimilate in tutto e per tutto a quelle di un film horror ?

 

Ma le scene violente che costantemente ci vengono proposte dai tg e social media possono essere assimilate in tutto e per tutto a quelle di un film horror ?

 

Qualitativamente purtroppo in molti casi questo può essere vero.Tuttavia esiste un’importante differenza relativa non solo alla finzione che separa il film dalla realtà, ma anche alla frequenza di esposizione.

Vedere un film horror implica solitamente dedicarsi deliberatamente a questo tipo di attività per un periodo di tempo definito e circoscritto durante il quale assistiamo a scene “forti” consapevoli di essere in un contesto di assoluta sicurezza.

 

L’esposizione alle scene che propongono tv e siti di informazione sembra molto differente. Assistiamo è vero a scene di una violenza spesso inaudita ma il più delle volte non per nostra scelta e non per un tempo definito.

Questi contenuti ci vengono proposti nelle ore più impensate e impreviste della giornata, in modo del tutto casuale e imprevisto e irrompono nella nostra vita invadendo il senso di sicurezza del nostro quotidiano. Inoltre l’esposizione a questi contenuti avviene a piccole dosi ma costanti.

 

Siamo cronicamente esposti  a immagini di violenze, morti, attentati… assimilabili a tanti piccoli fotogrammi di un film horror disseminati qua e là in mezzo a notizie assolutamente ordinarie che abbiamo sotto mano continuamente…

 

 

Abituazione o trauma ?

 

Diversi studi hanno evidenziato ormai da molto tempo quanto sia diffuso il fenomeno dell’abituazione all’esposizione di stimoli violenti in tv: l’esposizione massiva e ripetuta a scene violente può aumentare la soglia di tolleranza a tali scenari diminuendo progressivamente le risposte attentive e di allarme dell’organismo.

D’altra parte questo stesso fenomeno sarebbe responsabile di una sorta di indifferenza quand’anche di normalizzazione della violenza stessa che rischierebbe di disinnescare valutazioni e giudizi morali rendendo paradossalmente più giustificabile/emulabile la violenza da parte di chi la osserva.

 

Molti altri e variegati fattori sono naturalmente in gioco negli effetti che la violenza mediale ha sullo spettatore.

Lo studio citato sembra prospettare l’ipotesi che certe immagini superino il normale meccanismo di abitazione lasciando tracce emotive di ansia e paura che condizionerebbero il nostro personale senso di sicurezza.

 

Fonte: crescitapersonale

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