SIGNIFICATO SIMBOLICO DELLA PANTERA

Per conoscere adeguatamente il potere del simbolo della pantera è utile osservare questo animale nel suo habitat: la pantera è una cacciatrice da inseguimento, poiché essa segue le orme delle sue prede aggirandosi furtiva e appostandosi dove ritiene che possano esserci maggiori possibilità di aggredire con successo le sue prede. Questa è la strategia della pantera, la contemplazione della tattica migliore e più vantaggiosa alla sua sopravvvenza.

 

 

Queste magnifiche creature simboleggiano maternità, intelligenza, aggressività, ferocia, protezione e solitudine ( una solitudine che è auto-miglioramento, non la solitudine imposta ma bensì coscientemente ricercata e voluta. tutta tesa ad uno scopo superiore).

Simboleggia anche il tatto ma le pantere rappresentano anche aspetti profondi della magia, ciò è dovuto in gran parte al loro habitat naturale.

 

La pantera è una creatura solitaria, preferendo la propria presenza a quella di qualsiasi altro essere, al di fuori della madre che cresce i suoi cuccioli, che vivono, mangiano e cacciano insieme, quando la pantera diventa adulta per lei comincia una comprensione e una ricerca della solitudine.

Il simbolo della pantera ha a che fare con l’eremita, un antico archetipo di chi contempla e si evolve nella comprensione unica e nel vivere una vita solitaria.

 

 

La pantera abita nelle regioni più profonde delle giungle più buie, nelle culture antiche la casa della Pantera si trova nel luogo più riposto nel grembo della terra dove giungle umide smeraldine pullulano di vita, ed è qui che la pantera rivendica il suo regno e si aggira silenziosa nel suo territorio.

Molte cose sono ancora sconosciute, ancora oggi, di alcune giungle e l’ignoto è un aggettivo di magia, per questo la pantera è la guardiana del buio e del mistero, della magia sacra.

 

Fonte: simbolisignificato

 

 

 

Dioniso, il contraltare greco del latino Bacco

 

Dioniso, il contraltare greco del latino Bacco annovera tale animale tra le bestie a lui sacre; un Dio di difficile collocazione, divinità (ormai certamente) non ellenica, straniera e fuori dal consesso del pantheon olimpico, il risultato di un influenza pre-indoeuropea, un Dio atavico ed antico che rende divina l’alterità e la differenza.

Della pantera Dioniso acquista l’aspetto in Beozia per terrorizzare le Meniadi dopo che le metamorfosi in toro ed in leone si erano rivelate fallimentari; il suo carro nuziale dopo il matrimonio con la mortale Arianna è trainato da sei pantere; la nebride, un copricapo tipico dei suoi seguaci,era solitamente cucito con la pelle dell’animale ucciso nei riti orgiastici, solitamente un cerbiatto ma abbiamo anche notizia di officianti con indosso una nebride cucita dalla pelle della pantera.

 

Consacratagli per la sua taglia e la sua bellezza, la pantera era dunque una delle manifestazioni del Dio, legata al vino poiché si credeva che essa fosse sempre assetata e proprio un otre di vino sarebbe stato il modo migliore per cacciarla, dopo averla fatta ubriacare con l’inganno. Dioniso è un Dio, si diceva arcaico, atavico, che rimanda ad un tempo in cui la civiltà era agli albori o non c’era affatto; un tempo in cui l’omofagia era parte del rito.

La pantera si collega a questa divinità strana ed inafferrabile con la sua alterità: animale quasi esclusivamente notturno, cacciatore insuperabile, era per i Greci il simbolo delle pulsioni che sono lasciate libere di manifestarsi alla loro ennesima potenza,non più controllate dalle sovrastrutture che la società e l’evoluzione hanno creato ed imposto.

La vittoria dell’istintuale e del non-programmato sul calcolo e sul raziocinio, l’affermazione della preponderanza e della, in ultima analisi, schiacciante forza di ciò che è ferino e non controllabile.

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