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I FANTASMI DEL CIMITERO DI LAKEVIEW

E’ dai primi del 1800 che il cimitero di Lakeview, a Patchogue, è oggetto di innumerevoli racconti di fantasmi e ha fama di essere uno dei luoghi più infestati di Long Island.

Il cimitero di Lake View corre lungo Main Street e Waverly Avenue, nella parte occidentale di Patchogue. Si tratta in realtà di un insieme di 5 distinti cimiteri, con le tombe più antiche risalenti alla fine del 1700: il cimitero episcopale, il Waverly, il Gerard, il Rice e il Lakeview.

Tutti e 5 sono oggi comunemente indicati come un unico cimitero, il cimitero di Lakeview appunto. Ma la sezione reale del Lakeview è quella più recente, essendo stato il cimitero inaugurato alla fine del 1880. Il terreno fu donato da Ruth Newey Smith, una delle quattro sorelle Smith, benefattrici di Patchogue.

 

Le tombe più antiche si trovano nelle porzioni del cimitero episcopale, del Gerard e del Waverly e risalgono al 1794. La chiesa originaria (la Congregational Church) fu costruita ai margini del cimitero nel 1794 e si trovava sull’angolo nord-est di Main Street e Waverly Avenue. E’ probabile che il cimitero sia stato situato in questa zona proprio per via della chiesa.

I cimiteri contengono i resti di oltre 1200 anime, tra cui almeno 13 veterani della Rivoluzione, 9 veterani della Guerra Civile, 12 della Prima Guerra Mondiale, 6 della Seconda e 3 del Vietnam. Per molti anni, il cimitero è rimasto abbandonato e coperto di vegetazione, nonostante gli sforzi di alcuni abitanti di Patchogue, come Hans Henke (storico della città). Ma come Patchogue stessa, il cimitero è ora in un periodo di rinascita.

 

 

Sotto la guida di Steve Gill e con l’aiuto di molti volontari, è nato il Comitato di Restauro di Lakeview e il cimitero è stato finalmente recuperato e restaurato.

Ci sono tantissimi fantasmi attribuiti nel corso degli anni al cimitero di Lakeview e in effetti ci sono un mucchio di personalità affascinanti i cui resti riposano qui, moltissime di queste persone hanno fatto la storia di Patchogue e, in alcuni casi, di Long Island.

 

Un Presidente cenato in una taverna che sorgeva sulla proprietà. Elizabeth Oakes Smith, famosa poetessa del 19 ° secolo e una delle prime a battersi per i diritti della donna è sepolta qui, accanto al marito Seba Smith, altrettanto famoso come satirico, direttore di giornale e autore, le cui opere includono la ben nota serie Jack Downing, che prendeva in giro il processo politico americano e quelli che vi erano coinvolti.

Molto vicino a Seba ed Elizabeth si trovano i corpi dell’equipaggio della goletta Louis V. Place, la nave che nel febbraio del 1895 si dibatteva al largo della costa di Patchogue alla mercè di una tempesta invernale. Ogni sforzo per soccorrerla fu vano e i corpi congelati di alcuni membri dell’equipaggio furono tagliati a pezzi dagli alberi della nave.

 

 

Pare che gli spiriti di questi poveri marinai siano stati protagonisti di alcuni incontri spettrali, come riportato dal Brooklyn Eagle e più tardi dal New York Times. Stessa sorte toccò alla Nahum Chapin, altra nave affondata al largo della costa di Patchogue nel 1897.

Proprio di fronte alle tombe dei marinai si trovano i monumenti delle eccentriche sorelle Smith, che hanno donato gran parte del terreno dove sorge l’area nuova del cimitero. Erano le persone più ricche della città e donarono anche il terreno in cui sono stati sepolti i marinai.

 

Sepolto nel cimitero di Lakeview c’è anche il corpo di una bambina brutalmente assassinata nel 1930 e deposta in una tomba solitaria in un angolo della proprietà. La sua storia e il mistero dietro il suo assassinio sono stati oggetto di attenzione nazionale, e pare che il suo spirito inquieto e triste sia stato visto più volte nel corso degli anni.

Ma forse la storia più affascinante che coinvolge il cimitero è quella che sta all’origine della sua reputazione che ne fa uno dei luoghi più infestati di Long Island. Si tratta della storia della “Casa sulla Blood Hill”, una casa risalente alla fine del 18 ° secolo, che svettava sulla collina di fronte alla parte sud-est del cimitero.

 

 

La casa, che rimase lì fino alla fine del 1800 e che custodiva un segreto terribile, è protagonista di molte storie sopravvissute fino ad oggi.

Il cimitero di Lakeview si trova in cima ad una piccola collina, nella parte occidentale di Patchogue, che per molti anni è stata sinistramente definita “Blood Hill” (Collina di Sangue). L’origine di questo nome è poco chiaro e aggiunge mistero al luogo.

 

 

La maggior parte degli articoli che ne parlano, e sono molto pochi, riportano che l’area è stata chiamata così per i continui scontri fra i marinai ubriachi in visita al porto di Patchogue.

Si diceva che queste lotte fossero così violente che per le strade scorreva spesso del sangue. Secondo altre fonti, il nome era dovuto invece alle atrocità che si erano verificate nella casa che già esisteva quando sorse villaggio. La casa infestata sulla Blood Hill.

 

 

Qualunque ne fosse l’origine, il soprannome persistette fino al 1920, quando gli uomini d’affari locali cominciarono a darsi da fare per sradicare questa immagine negativa, convincendo l’opinione pubblica che la zona era cambiata e che la sua reputazione macchiata di sangue apparteneva ormai al passato.

La casa, comunque, è stata fonte di diverse controversie. Negli articoli dei giornali della fine del 1800, viene descritta come un edificio risalente alla Rivoluzione di proprietà di un famoso eroe della Rivoluzione, Nathaniel Woodhull, ma è noto che Nathaniel Woodhull visse tutta la sua vita nel maniero di famiglia situato a Mastic: questo maniero storico e gran parte della sua terra d’origine esiste ancora oggi.

 

Altri documenti indicano invece che la casa sulla Blood Hill era stata un tempo di proprietà di un certo Squire Brewster Woodhull, il quale l’aveva venduta al famoso Seba Smith e a sua moglie Elizabeth nel 1860.

 

Una mappa della zona del 1858 mostra la casa con il nome di B. Woodhull scritto accanto. Forse Brewster Woodhull era parente di Nathaniel o forse Nathaniel possedeva la proprietà, ma non ci viveva e l’avevapoi lasciata in eredità a qualcuno della sua famiglia.

Seba e Elizabeth furono comunque gli occupanti più famosi della casa e, dopo essersi trasferiti lì, nel 1860, la ristrutturarono completamente e la chiamarono “The Willows” (I Salici), perché molti alberi di salice abbellivano la proprietà. Seba, purtroppo, morì in casa nel 1868.

 

Abbiamo un affascinante scorcio di come doveva essere il vecchio palazzo in un’intervista fatta ad Elizabeth Oakes Smith il 10 settembre 1873 dal Brooklyn Eagle, dove “The Willows” è descritta come una vecchia casa fatiscente di tre piani costruita ai tempi della Rivoluzione.

Aveva balconi che si affacciavano sulla strada ed era circondata da salici. L’interno viene descritto come vecchio e stantio.
Poiché questa intervista risale a dopo la morte del marito Seba, è probabile che la casa fosse ormai in degrado, in quanto Elizabeth era ormai vedova e sola.

 

 

Descrivendo l’interno, Elizabeth parla di vecchie travi in legno, scaffali pieni di vecchi manoscritti e pareti rivestite di carta da parati e dipinti. Questa descrizione è tutto ciò che ci resta di questa strana casa e ce la possiamo immaginare lassù, in cima alla collina, solitaria, circondata da un cimitero pieno di tombe antiche.

Come molti articoli presenti nei quotidiani di questo periodo, sembra che ci sia un pò di confusione nei particolari. L’intervista ad Elizabeth, infatti, si svolge nel 1873 all’interno della proprietà. Eppure sappiamo da altre fonti che Elizabeth Oakes Smith lasciò la casa nel 1870. Questo ci lascia supporre: o che l’intervista sia stata in realtà fatta prima e pubblicata solo nel 1873, oppure che l’intervista contenga semplicemente un racconto di Elizabeth che rievoca i ricordi della casa e la descrive all’autore.

 

La parte più controversa, tuttavia, riguarda il fatto che questa casa possa essere stata la Harts Tavern, famosa la sosta di George Washington durante il suo tour di Long Island, dopo la Rivoluzione . Pare che la Harts Tavern si trovasse da qualche parte lungo la Main Street, sulla proprietà cimitero.

Le prime storie della casa dei fantasmi di Blood Hill sono menzionate in articoli del Brooklyn Eagle, del New York Times e del New York Sun. Ciò che è insolito è che queste storie di fantasmi compaiano nelle pagine di giornali rispettati.

 

 

Il New York Times ci ha pubblicato addirittura un editoriale. Ma perché? Probabilmente perché il numero dei testimoni che affermato di aver visto dei fantasmi era davvero alto e non si trattava più di un singolo individuo.

In secondo luogo, per Long Island, Patchogue era una città piuttosto grande e anche una meta turistica, non era una città isolata di cui non si sentiva parlare ed era ben nota ai lettori di questi giornali. In terzo luogo, le apparizioni non erano degli eventi isolati.

 

 

Le voci e le storie di questo cimitero inquietante andavano indietro di decenni ed erano diventati parte della storia stessa della città. Infine, c’è da dire che la tragedia della Louis V.

Place era avvenuta solo di recente ed era comparsa sui giornali di tutti gli Stati Uniti.
E infatti, una delle storie comparse sui giornali ruotava proprio intorno ad un membro dell’equipaggio della Louis V. Place.

 

Tutti e tre i giornali riferiscono gli stessi eventi di base.
Individuano tutti lo stesso luogo di avvistamento del fantasma, e cioè nei pressi del cimitero dove per lungo tempo c’era stata una casa che molti dicevano fosse infestata.

I residenti della città affermavano che fosse infestata a causa della “penna” conservata in un angolo della cantina nel corso della storia antica. Fino alla abolizione della schiavitù, nel 1827, a New York veniva utilizzata la “penna” per contenere e punire gli schiavi disobbedienti e che tentavano di scappare.

 

 

Si dice che i cittadini locali sentissero spesso le urla di questi poveri individui provenire dal seminterrato e pare che alcuni dei detenuti non avessero mai lasciato vivi quel seminterrato.

 

Alcuni pensavano che nelle ore di buio i corpi venissero trascinati fuori e sepolti in tombe senza nome nelle parti vecchie del cimitero.
Molto tempo dopo l’abolizione della schiavitù a New York, la gente della città continuava a raccontare di urla e grida provenienti dal seminterrato della vecchia casa, anche nei periodi in cui era disabitata. E tutte le storie insistevano sul fatto che si trattasse delle grida di coloro che erano stati torturati e uccisi nel seminterrato.

 

C’erano inoltre diversi racconti, nel corso del 1800, che parlavano di un “fantasma oscuro” che vagava nel cimitero vicino alla casa. Teneva una “lanterna dalla fiamma blu”e generalmente appariva durante le tempeste di pioggia.

Di notte, la gente che si trovava a passare per di là, si spostava istintivamente sul lato opposto della strada, per evitare questa zona infestata e i suoi fantasmi erranti.

 

Alcuni articoli di giornale del 1895 parlano nello specifico dell’avvistamento di un “fantasma senza testa” che vagava per il cimitero. I cittadini credevano che si trattasse del fantasma di uno dei marinai della Louis V. Place, il cui equipaggio sfortunato era stato sepolto nel cimitero solo poche settimane prima.

Alcuni erano stati trovati congelati sugli alberi della nave dove erano saliti nel tentativo di rimanere fuori dall’acqua gelata quando la barca si era incagliata al largo della costa di Patchogue nel bel mezzo di una tempesta invernale.

 

Come già detto prima, gli individui più famosi che avevano vissuto nella casa dei fantasmi erano Elizabeth Oakes Smith e suo marito Seba. Si trasferirono nella casa nel 1860 ed Elizabeth la lasciò nel 1870, non essendo più in grado di mantenere la casa da sola dopo la morte del marito, nel 1868.

Una serie di famiglie si trasferì nella casa dopo Elizabeth, ma, come era successo anche a lei, tutti la lasciarono nel giro di poco tempo, lamentando strani avvenimenti e rumori provenienti dalla cantina.

 

Negli anni successivi, la casa venne del tutto abbandonata. La gente della città continuava a camminare dall’altro lato della strada durante la notte per evitare di passare troppo vicino alla casa e le storie di strane apparizioni e rumori si moltiplicavano. Nel 1893 la casa venne distrutta da un incendio.

Circolarono delle storie che sotenevano che era stata colpita da un fulmine blu e gli abitanti del posto la lasciarono bruciare per liberarsi di quel luogo malvagio. In realtà, una nota del 1881 del Brooklyn Eagle afferma che il “palazzo Oakes Smith a Patchogue è stato ridotto in cenere dal fuoco”.

 

 

Non c’è alcuna menzione sul fatto che la casa fosse stata colpita da un fulmine. L’articolo osserva, invece, che prima dell’incendio, la casa era stata abitata da oltre 100 operai italiani delle ferrovie che erano andati via da poco e l’avevano lasciata in uno stato di disordine.

Forse fu questo a causare l’incendio, ma non viene data nessuna spiegazione definitiva. Un’altra nota interessante di questa storia, la troviamo in un articolo del 1903 del Brooklyn Eagle, dove si parla della storia dei Vigili del Fuoco di Patchogue e uno dei suoi soci fondatori, William E. Simpson, dice che il primi incendi che la nuova compagnia appena organizzata era stata chiamata a domare, erano quello presso il vecchio palazzo Oakesmith e quello del cotonificio.

 

 

Simpson afferma che erano stati in grado di salvare solo il cotonificio.
La Casa Infestata di Blood Hill doveva trovarsi a destra dei cancelli d’ingresso del cimitero. Dove una volta c’era la casa, oggi c’è un campo aperto un campo aperto con un’ampia depressione nel mezzo.

Sotto quella terra c’è ancora il seminterrato del vecchio palazzo. crollato dopo l’incendio, ma ancora lì. Il seminterrato dove quelle povere anime sono state torturate e maltrattate tanti anni fa. E forse c’è ancora anche la cantina, con le anime dei torturati che infestano il cimitero.

 

Per il passante occasionale, non c’è nulla che indichi ciò che c’era lì una volta. Si vede solo un campo erboso con le lapidi di coloro che sono passati a un’altra vita. Ma forse non è quello che puoi vedere a farti sentire a disagio. Forse è quello che non puoi vedere che ti provoca quella sensazione alla bocca dello stomaco che ti spinge a camminare dall’altra parte della strada.

Anche se le storie di fantasmi più antiche del cimitero di Lakeview provengono dalla Casa sulla Blood Hill, sono stati gli strani avvenimenti che iniziarono a verificarsi dopo l’affondamento della Louis V. Place che hanno dato risalto alla reputazione del cimitero, portandolo ad essere considerato uno dei luoghi più infestati di Long Island.

 

Il destino crudele degli otto membri dell’equipaggio del Louis V. Place è ben documentato. Mentre faceva vela al largo della costa di Long Island, la nave venne sorpresa da una burrasca e cercò di raggiungere il porto per evitare il congelamento, si arenò al largo di Watch Hill di fronte a Patchogue.

L’unità di salvataggio, che si trovava lì vicino, rispose immediatamente all’emergenza, accompagnata da molte persone del paese che corsero sulla spiaggia per prestare aiuto. Ma il vento, il mare in tempesta e il gelo impedirono ai soccorritori di intervenire e tutti i tentativi di lanciare corde di salvataggio sul ponte della nave furono vani. Raggiungere la barca era impossibile.

 

 

Dalla riva, i soccorritori potevano vedere l’equipaggio della nave aggrappato al sartiame degli alberi, nel disperato tentativo di restare fuori dall’acqua per evitare il congelamento. Si era formato del ghiaccio su ogni centimetro della nave, insinuato negli alberi e nelle sartìe. Mentre il sole tramontava, i soccorritori non poterono far altro che aspettare la mattina, ascoltando le urla dei marinai che lottavano per le loro vite.

Quando tornò a fare giorno, la tempesta si era placata e i soccorritori riuscirono a raggiungere la barca. Delle otto persone che erano a bordo della nave, due furono trovate congelate nel sartiame e due, ancora vive, erano sul ponte, aggrappate agli alberi della nave. Gli altri quattro erano caduti fuori bordo durante la notte ed erano annegati. I due sopravvissuti vennero avvolti nelle coperte e portati immediatamente a riva. Uno, Soren Nielson, morì di tetano in pochi giorni. L’altro, Claus Stevens, sopravvisse al suo calvario e tornò in mare poco dopo. Fu lui a descrivere le scene terrificanti dell’equipaggio mentre lottava per sopravvivere.

 

 

Nel suo rapporto ufficiale dichiarava che il capitano William Squires era stato il primo a morire e che il suo corpo congelato, scagliato fuori bordo, era scomparso in mare. Poi era stata la volta del cuoco, Charles Morrison, anche lui morto congelato e trascinato in mare. Charles Allen era stato il terzo a morire, anche se aveva combattuto valorosamente per sopravvivere prima di abbandonare la speranza e “lasciarsi andare” in acqua.

 

Il quarto era stato Gustave Jiby, che aveva combattuto per tutta la notte per rimanere in vita, ma alla fine aveva ceduto al vento e al freddo e si era perso in mare con gli altri. Fritz Ward e August Olsen erano entrambi saliti sul sartiame degli alberi per rimanere fuori dall’acqua, e le loro grida di aiuto si erano sentite per tutta la notte. Ed è lì che erano stati trovati la mattina dopo, congelati nel posto in cui erano morti.

 

Claus Steven venne intervistato diverse volte negli anni successivi all’incidente e guadagnò una certa notorietà, essendo l’unico sopravvissuto. Tuttavia, rimase così scioccato dal tragico incidente, che più tardi venne ricoverato al Central Islip Psychiatric Hospital, dove trascorse il resto della sua vita.

I corpi dei morti vennero portati a riva a Patchogue e prese dal becchino del villaggio, John Ruland. La gente della città era rimasta così coinvolta dalla cosa, che Ruland espose i corpi nel suo stabilimento in modo che potessero essere visti da tutti. Ma insieme alla curiosità morbosa, arrivò anche la carità.

 

 

Audrey Weeks, uno delle benefattrici principali della città donò immediatamente dei lotti nel cimitero di Lakeview appena creato. La signora Weeks era una delle quattro sorelle la cui famiglia aveva accumulato una fortuna nel settore militare di New York City. Le sorelle erano delle persone molto importanti nel villaggio ed erano ben note per la loro carità. Come si vedrà in seguito, erano anche molto strane.

 

Anche se i dettagli presentano delle varianti, è comunque certo che non tutti i corpi dei marinai siano stati sepolti nel cimitero di Lakeview. Gustave Jaiby, però, viene menzionato in tutti i documenti con un dettaglio bizzarro: viene riferito, infatti, che è stato sepolto con un pezzo di corda congelato ancora in mano.

 

Al momento del naufragio della Louis V. Place, il vecchio palazzo sulla Blood Hill era scomparso da anni. Il terreno dove si trovava il palazzo e quello tutt’intorno era stato acquistato dalla signora Weeks e lei generosamente ne aveva donato una parte per dare sepoltura allo sfortunato equipaggio della Louis V. Place.

 

Voleva che avessero una vera e propria “sepoltura cristiana”. Dopo due settimane dalla sepoltura dei marinai, nel cimitero aumentarono drasticamente gli avvistamenti di fantasmi e le apparizioni. I racconti più famosi dell’ossessionante cimitero di Lakeview risalgono proprio al periodo successivo alla sepoltura dell’equipaggio e, come già detto, vennero riportati sul New York Times, sul Brooklyn Eagle e sul New York Sun.

 

Una delle storie coinvolge due sorelle che stavano rientrando a tarda notte dal lavoro al mulino adiacente al cimitero. Com’era sempre stata loro abitudine, si erano istintivamente spostate verso l’altro lato della strada, cercando di evitare di passare troppo vicine al sito della vecchia casa dei fantasmi.

 

 

Le sorelle, però, rimasero sorprese nell’udire dei lamenti provenire dal cimitero, dove videro quello che descrissero come un’apparizione senza testa che agitava le braccia e si aggirava tra le tombe dei marinai recentemente sepolti. Ad un certo punto, il fantasma aveva cominciato a galleggiare verso le rovine della vecchia casa Oakes Smith, fermandosi presso un albero. Le ragazze fuggirono urlando verso casa, dove raccontarono tutto ad amici e familiari.

Tutti si precipitarono di nuovo al cimitero, ma non furono in grado di trovare tracce di un eventuale fantasma.
La storia delle ragazze cominciò presto a circolare per la città. Venne istituita una vigilanza notturna per cercare qualche traccia e capire se quello che avevano visto potesse essere il fantasma di uno dei poveri marinai sfortunati. Infine, una settimana dopo l’avvistamento delle sorelle, un giovane di nome Gerard, a caccia del fantasma con i suoi amici, trovò quello che cercava: alle 22:00 avvistarono il fantasma senza testa galleggiare nel fiume che correva oltre il cimitero.

 

 

Si librò nell’acqua gelata per quasi un’ora, mentre Gerard e i suoi amici attendevano nascosti il momento giusto per balzare sullo spirito. Quando l’apparizione cominciò a spostarsi dall’acqua verso le lapidi del cimitero di Lakeview, il gruppo lo inseguì, ma il fantasma senza testa sembrava essere irraggiungibile e si muoveva tra le tombe nel buio più totale, senza alcuna difficoltà.

Nell’articolo del giornale si racconta che la caccia venne interrotta quando il fantasma si avvicinò al confine del cimitero lungo la Waverly Avenue e scivolò via nel bosco dietro il cimitero, lasciando cadere un pezzo di stoffa.

 

Alcuni sostenevano la stoffa non era altro che la prova di un travestimento usato da qualcuno per spaventare le ragazze della città. Evidentemente, il burlone aveva perso il brandello mentre veniva inseguito dai giovani. Altri pensavano che fosse impossibile: come poteva un essere umano passare un’ora nelle acque gelide di un fiume e, non solo riuscire a sopravvivere, ma addirittura correre più veloce di un gruppo di giovani uomini, attraverso un cimitero scuro con un panno sopra la sua testa? Venne inoltre rilevato che il pezzo di stoffa in questione era fatto di vecchia mussola, utilizzata proprio dai marinai.

 

La maggior parte delle persone della città sosteneva che i ragazzi si erano trovati faccia a faccia con il fantasma di uno degli sfortunati marinai della Louis V. Place, che aveva lasciato cadere un piccolo pezzo dei suoi “beni spettrali”.

 

Nel 1914, quasi dieci anni dopo, apparve sul Brooklyn Eagle una nota interessante riguardo al cimitero infestato. L’articolo si intitolava “Il fantasma di Blood Hill appare di nuovo!” e segnalava il ritorno del fantasma senza testa del cimitero di Lakeview, che gli abitanti di Patchogue avevano visto vagare nuovamente tra le lapidi.

 

L’articolo si concludeva con la dichiarazione di un agente di polizia che rassicurava il pubblico dicendo che si sarebbe appostato in attesa di altre visite.
Una storia secondaria che è spesso legata alla Louis V. Place ruota intorno al fantasma del cuoco dalla “pelle scura” che era presumibilmente a bordo della Louis V. Place.

 

 

La storia racconta che quando i soccorritori trovarono i corpi dell’equipaggio, li portarono tutti al cimitero tranne uno, quello con la pelle scura. A causa dei pregiudizi del tempo, si riteneva che il colore della pelle fosse indicatore di un paese di “non credenti”, e quindi non poteva essere sepolto in terra consacrata.

Lo seppellirono, quindi, fra le dune della spiaggia, in una tomba senza nome. Quando tornarono in città, scoprirono che il cuoco era in realtà un cristiano, così tornarono indietro per recuperare il corpo, ma scoprirono che era sparito.

 

 

Si diceva che lo spirito di quest’uomo vagasse sulla spiaggia alla ricerca dei suoi compagni, i membri dell’equipaggio, e che di tanto in tanto visitasse il cimitero di Lakeview per cercare il suo posto vicino ai corpi dei marinai a cui era stata data una degna sepoltura. Resta il fatto che non vi è mai stata alcuna prova che ci fosse un cuoco di “pelle scura” sulla nave.

 

Altra storia che coinvolge il cimitero di Lakeview è quella che parte dal ritrovamento di un cadavere…
May Savage, una ragazza di 16 anni dal Brookhaven Hamlet ad est di Patchogue, stava camminando nei boschi vicino a casa sua in una bella giornata di primavera. Questa zona è ora parte del Parco Nazionale del Werthein. Era il 16 maggio 1937. May avanzava guardando a terra in cerca di fiori, nella speranza di mettere insieme un bel mazzolino da regalare alla sua insegnante, quando improvvisamente inciampò nel corpo bruciato di una bambina che si trovava fra le erbacce. Le era stata tagliata la gola. Fu una macabra scoperta che May non avrebbe mai più dimenticato.

La storia che si dipana da questo omicidio insensato e brutale avrebbe catturato l’attenzione di tutta la nazione e interessato le prime pagine dei giornali e le agenzie di stampa da una parte all’altra della costa. Ovviamente, aggiunse un altro capitolo alle leggende strane e affascinanti del cimitero di Lakeview.

 

Dopo la sua macabra scoperta, May Savage cercò aiuto e tornò sul posto con il suo amico Warren Brady. Quando all’inizio Brady ascoltò il racconto di May, aveva pensato che la ragazza potesse aver scambiato un animale morto per un essere umano, ma quando vide il corpo capì immediatamente che non si trattava di un animale. I due ragazzi avvertirono la polizia locale e la condussero sul luogo del ritrovamento.

Si trattava del cadavere di una bambina di sette anni la cui gola era stato tagliata da una parte all’altra. Il corpo era gravemente ustionato. Era evidente che era morta da poche ore. Mentre gli agenti erano sprarsi lì intorno in cerca di indizi, un membro del gruppo scorse qualcosa, si avvicinò per vedere meglio e rimase stordito e disorientato.

 

 

Chiamò in aiuto i suoi colleghi e non appena l’ufficiale gli fu vicino, lo fissò con uno sguardo assente, indicando un punto vicino: in mezzo alle erbacce spuntava la testa di un ragazzino di cinque anni. I colleghi accorsi si resero subito conto che anche lui aveva la gola tagliata, ma la ferita non era profonda come quella della bambina.

Era ricoperto di lividi e contusioni e stava borbottando incoerentemente qualcosa di sua madre: era ancora vivo! Alcuni presero il ragazzo precipitandosi all’ospedale di Patchogue, altri, pensando che ci potesse essere anche il corpo della madre lì vicino, continuarono le ricerche. Non vennero alla luce altri corpi, ma tra le erbacce furono trovati un’ascia e un coltello insanguinati e una bottiglia di benzina mezza vuota, a poca distanza dal punto in cui erano stati trovati i bambini.

 

 

Così la polizia aveva individuato le armi utilizzate in questo orribile delitto e il combustibile destinato a coprirne le tracce.
Venne immediatamente avviata un’indagine e l’immagine del bambino superstite pubblicata su tutti i giornali da costa a costa, con tutti i dettagli raccapriccianti dell’accaduto. Il bambino era ancora troppo traumatizzato per ricostruire tutto ciò che era accaduto, ma continuava a balbettare di sua madre che colpiva la sorella.

Non era possibile identificare la madre o saperne il cognome. Pochi giorni dopo l’omicidio, una certa Emma H. McGowan si fece avanti ed identificò il bambino come uno studente del suo stabilimento, il West Side Nursery di New York City. Lo aveva riconosciuto dalla foto sul giornale.

 

 

A quel punto, la madre dei ragazzi, Helen Tiernan, fu immediatamente individuata e la storia orribile della morte della bimba e del brutale pestaggio del ragazzino fu presto svelata.
Dopo aver inizialmente negato, dicendo che non sapeva nulla della morte di sua figlia e dell’aggressione al piccolo, confessò poi di essere colpevole. Helen aveva 25 anni ed era rimasta vedova da tre anni.

Aveva recentemente incontrato un nuovo amante, che si era trasferito in casa con lei e i suoi due figli, Helen di 7 anni e Jimmy di 5. Aveva chiesto loro di chiamare quell’uomo “papà”. Il nuovo compagno era un certo George Christy, un ex pugile che lavorava in un ristorante di New York City. Sembra che Christy avesse detto ad Helen di non essere troppo entusiasta di condividere la casa e la sua vita con due bambini piccoli e che avrebbe potuto lasciarla. In preda al panico al solo pensiero di perdere il suo amante, Helen Tiernan aveva messo a punto un piano per eliminare il problema.

 

Avendo visitato Brookhaven Town tempo prima, per prendere parte ad un ritiro della sua chiesa, conosceva già la zona. Entrambi i bambini erano stati caricati sul treno a New York City con la scusa di andare a fare una gita in campagna insieme alla madre. Scesi dal treno alla stazione di Brookhaven (che non esiste più), Helen aveva condotto i ragazzi giù per Yapank Avenue in direzione nord, verso Montauk Highway. Dopo aver percorso tre quarti quarti della strada, aveva deviato nel bosco sul lato est della Yapank Avenue e proceduto per circa 150 metri nella foresta.

 

Lì era iniziata l’orribile aggressione: Helen aveva deciso che per salvare il suo rapporto, i bambini dovevano andarsene.
Helen aveva attaccato immediatamente entrambi i bambini, presumibilmente con il lato smussato dell’ascia, lasciandoli a terra storditi, poi aveva rivolto la sua attenzione alla figlia Helen, strangolandola prima di tagliarle la gola con il coltello che aveva portato. Ed era stato questo il momento orribile che Jimmy ricordò in seguito.

 

 

Una volta morta la figlia, si rivoltò contro il figlio, che aveva già colpito alla testa con l’ascia, per poi prendere il coltello e tagliargli la gola. Quindi, pensando che entrambi fossero morti e volendo distruggere qualsiasi prova, aveva preso la bottiglia di benzina e versato il liquido sui corpi per dar loro fuoco. Poi, aveva tranquillamente lasciato il bosco, ed era tornata alla stazione ferroviaria dove aveva preso il primo treno per tornare a New York City.

Si stimò che questo attacco brutale durò molto probabilmente tra i 15 e i 20 minuti. Jimmy fu in grado di sopravvivere solo perché la ferita non era abbastanza profonda da causarne la morte. La polizia ipotizzò che il bimbo fosse stato in grado di trascinarsi dalla scena del delitto fino alle erbacce, dove era stato poi stato ritrovato.

 

Uscirono diversi articoli sui giornali in cui si raccontava che il giorno dopo il terribile evento, Helen Tiernan era andata tranquillamente in spiaggia con il suo amante George Christy. Inizialmente, Christy fu considerato complice della donna, ma fu poi prosciolto da qualsiasi accusa di coinvolgimento. Testimoniò che Helen gli aveva detto di aver mandato i bambini a vivere con suo fratello.

Christy scomparve dalla storia dopo aver chiarito la sua posizione, anche se si disse poi che, all’insaputa di Helen, si era sposato durante la loro relazione.
Jimmy, in ospedale, si riprese e fu circondato di attenzioni dalla gente della città. Il suo unico parente stretto conosciuto era il nonno, George Smith, che viveva a New York City e veniva di tanto in tanto a fargli visita.

 

 

I dettagli precisi dell’aggressione non tornarono mai completamente in mente a Jimmy, riducendosi solo ai frammenti di un vago ricordo di sua madre che colpiva la sorella. Ci furono diverse persone che si fecero avanti per l’adozione di Jimmy. Uno era uno zio che viveva fuori dall’Isola e che non lo aveva conosciuto, ma considerava l’idea di prenderlo con sé. Poi c’era una coppia della California che aveva letto dell’incidente e aveva fatto sapere che erano molto interessati ad adottare il piccolo.

 

Da nessuna parte viene fatta menzione di un’eventuale intenzione di adottare Jimmy da parte del nonno e, di fatto, Jimmy sparì da ogni notizia una volta che la pubblicità iniziale sulla tragedia si fu placata. Nell’ultimo articolo che parla di lui, si rende noto che, dopo il suo recupero, Jimmy era stato preso da un orfanotrofio di New York, in attesa di trovargli una vera casa. Qui la sua storia finisce. Se qualcuno lo abbia adottato e che cosa mai ne sia stato di lui resta un mistero.

Helen Tiernan fu condannata e mandata al carcere femminile di Bedford, a New York, per scontare una pena di 20 anni. Prima di partire, espresse il suo rimorso e chiese che il denaro del suo conto venisse utilizzato per dare una sepoltura adeguata alla figlia. Il denaro servì per i fiori e una bara. Non c’è nessun documento che riporti la morte di Helen né si sa se sia mai uscita di prigione. Come Jimmy e George, anche lei scompare rapidamente dalla scena.
E la piccola di 7 anni, Helen Tiernan? Il suo corpo venne consegnato all’impresa funebre di Ruland, come tanti corpi prima del suo. Lì è stato preparato e mandato al cimitero di Lakeview per la sepoltura in un lotto donato dalla città. Suo nonno, George Smith, è stato l’unico familiare in lutto al suo funerale solitario. Jimmy non stava abbastanza bene per partecipare.

 

 

Pochi giorni dopo, alcuni operai del Mill Lace, adiacente al sito, decisero che avrebbero acquistato una lapide per la bambina. Volevano che fosse semplice e dignitosa e vollero che comparissero sulla pietra solo il suo nome e le date di nascita e di morte.

Ed è quella pietra che è ancora lì oggi, a ricordo della sorte orribile che è toccata a questa povera bambina. La maggior parte delle persone hanno da tempo dimenticato questa triste storia, e quando si fermano a guardare la lapide vedono solo la tomba di una bambina sconosciuta.
Per anni, dopo la morte di Helen, mazzi di fiori venivano lasciati sulla sua tomba. Nessuno ha mai saputo dire chi li mettesse lì. Alcuni pensarono che fosse stato Jimmy, tornato a piangere la sorella che aveva perso. Alcuni dissero che potesse essere stato il nonno.

 

 

Nessuno ha mai visto chi le portava questi fiori. Sembravano apparire dal nulla. Col passare degli anni, nessuno portò più fiori e la tomba di Helen, come molte altre nel cimitero di Lakeview, scivolò nella rovina e nell’abbandono, coperta da erbacce e alberi selvatici. Fortunatamente, la rinascita che ha interessato il cimitero, ha riportato alla luce anche l’ultimo luogo di riposo di Helen.

I volontari hanno ripulito la tomba e una piccola panchina è stata messa davanti alla lapide. E sono tornati anche i fiori, messi lì dai meravigliosi volontari che ora si occupano del cimitero.
Ah, sì. Nel corso degli anni ci sono state numerose segnalazioni che parlano delle grida di una bambina provenienti dal cimitero. Di tanto in tanto, alcuni passanti, sentendo le grida, sono entrati nel cimitero per vedere se c’è un bambino in difficoltà, ma nessuno ha mai trovato nulla.

 

 

Molte di queste segnalazioni sono state fatte alla polizia locale e le indagini non hanno prodotto alcun risultato. Ci sono state anche testimonianze sparse di gente che sostiene di aver visto la figura di una bambina vagare fra le tombe e svanire come nebbia. E’ forse il fantasma della bimba brutalmente uccisa molti anni fa?

E allora, chi si aggira per il cimitero di Lakeview? Non possiamo saperlo con certezza, ma la sensazione di disagio che pervade chi entra in questo cimitero è comune a tutti.

 

Fonte: la custode di tombe

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