I DOPPELGANGER: COSA SONO ESATTAMENTE ?

“Doppelgänger” (letteralmente “doppio viandante”, assimilabile a “bilocato”) è un termine mutuato dal tedesco, composto da doppel, “doppio”, e Gänger, “che va”, “che passa” (da gehen, “andare”). Si riferisce a un qualsiasi doppio o sosia di una persona, più comunemente in relazione al cosiddetto gemello maligno o alla bilocazione; descrive anche il fenomeno nel quale si vede la propria immagine con la coda dell’occhio.

In leggende e romanzi è un duplicato spettrale o reale di una persona vivente; nel folklore è inoltre descritto come uno spirito incapace di scomparire. In alcune mitologie vedere il proprio doppelgänger è un presagio di morte, mentre visto da amici o da parenti di una persona può anche portare sfortuna o annunciare il sopraggiungere di una malattia.” (Fonte Wikipedia).

 

 

Ci sono molte teorie a riguardo, alcuni sostengono che possono essere visti solo dalla persona che verrà soppiantata dagli stessi, secondo altri, invece, sono visibili a tutti. Questo fenomeno può cambiare la vita della persona che lo verifica per sempre. Vi sono inoltre molti film che hanno tratto ispirazione da questo fenomeno come: “Alter ego”, “Doppelgänger” oppure il più famoso “Il corvo” con Brandon Lee (figlio di Bruce Lee).

 

Secondo il folklore i doppelgänger non proiettano ombre e non vengono riflessi in specchi o in acqua Spesso danno consigli alla persona di cui assumono le sembianze, anche se spesso tali consigli non sono sempre molto buoni.

Potrebbero mettere strane idee nella vittima o addirittura apparire ad amici e parenti creando molta confusione. In ogni caso, ogni tradizione afferma che in caso di avvistamento della propria controparte si sarà condannati a vita ad essere perseguitati da essa.

 

 

 

I doppelganger nel mondo della letteratura

 

Queste creature appaiono in molti racconti di fantascienza o fantastici e sono descritti per lo più come paradossi temporali che si verificano viaggiando nel tempo, una versione più giovane o più vecchia del viaggiatore, in questo caso però la creatura prende il nome di Doppelgänger temporale. Tra i racconti più famosi ricordiamo:

Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde di Robert Louis Stevenson, Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, Grandi speranze di Charles Dickens, Dracula di Bram Stoker

 

 

 

 

Quando fu utilizzato per la prima volta il termine Doppelganger ?

 

Il termine Doppelgänger fu utilizzato per la prima volta nel romanzo “Siebenkas” di Jean Paul scritto nel 1796. Il romanzo è una sorta di viaggio onirico che descrive molto bene la vita reale e il sogno ed il mescolarsi delle due cose.

Nel romanzo, il personaggio principale si sente infelice a causa del suo matrimonio, quindi, il suo alter ego gli suggerisce di fingere la propria morte, alla fine il protagonista si innamora di un’altra persona e finge di essere morto per scappare da una vita piena di insoddisfazioni.

 

 

 

 

Gli avvistamenti

 

Abraham Lincoln, affermò di aver visto il suo doppio in uno specchio, accanto al suo riflesso nel 1860 poco dopo essere stato eletto presidente. Il suo doppio era pallido e magro e dava l’impressione di essere gravemente malato. 

Lincoln e sua moglie erano persone estremamente superstiziose e considerarono questa apparizione come un presagio di un orribile destino. Lincoln venne assassinato da John Wilkes Booth, un sostenitore della Confederazione, pochi mesi dopo l’inizio del suo secondo mandato.

 

 

Isabella d’Inghilterra, affermò di aver visto il suo Doppelgänger. Un giorno entrò nella sua stanza e vide il suo doppio sdraiato sul letto, pallido e gravemente malato, quella fu proprio la sorte che le toccò.

 

 

John Donoghue, scrittore inglese del XVI sec., fu visitato dal Doppelgänger di sua moglie, mentre si trovava a Parigi, si presentò con un bambino in braccio. La donna aspettava davvero un bambino in quel periodo, ma l’apparizione in questione sarebbe stata un cattivo presagio. In seguito la moglie diede alla luce un bambino morto.

 

 

Percy Bysshe Shelley, poeta e filosofo inglese, uno dei più grandi lirici romantici dei primi anni dell’800, conobbe il suo doppio in Italia, lo vide in piedi in sala congressi mentre vicino una carta geografica indicava con il dito il mar Mediterraneo. Poco dopo Shelley fu vittima di un incidente marittimo ed affogò proprio nel Mediterraneo.

 

 

Edgar Allan Poe, affermò di aver visto il doppio della sua giovane moglie, Virginia Clemm, in un ospedale sdraiata su di un letto e con un gatto nero al suo fianco. Poco tempo dopo la donna morì presumibilmente di tubercolosi e lo scrittore associò la morte della donna al “Gatto nero” scrivendo un racconto proprio con questo titolo.

Lo scrittore ha spesso descritto questo “doppio” ne “I racconti del grottesco e dell’arabesco” con la descrizione di Agustè Dupin, spesso immaginato come il suo stesso Alter Ego.

 

 

Emilie Sagèe

Quando Antonie Von Wrangler, questo il nome della ragazza, si voltò per scrutare la sua immagine allo specchio appeso alla parete dietro di loro, fu sbalordita di vedervi riflessa non solo l’immagine della signorina Sagée ma anche il suo doppio. L’una e l’altra disponevano con cura le pieghe del vestito. Pare che Antonie sia stata colta da un improvviso svenimento.

Eppure quella vista non sarebbe dovuta essere così sorprendente. Per settimane le allieve avevano intessuto ogni sorta di congetture su Emilie Sagée.

 

L’insegnante era una donna attraente, una persona gradevole e rispettata, ma le ragazze sentivano che c’era in lei qualcosa di strano: a volte sembrava che la signorina Sagée avesse la facoltà di trovarsi contemporaneamente in due luoghi diversi. Se una ragazza la vedeva per esempio nel vestibolo, spesso si scopriva che qualcun altro l’aveva vista da tutt’altra parte nello stesso momento.

Un giorno, tredici ragazze si trovavano in un’aula con lei quando il suo doppio, o Doppelganger, come chiamano in Germania queste entità, apparve dietro di lei e cominciò a seguire il movimento della sua mano che scriveva qualcosa alla lavagna.

 

Non molto tempo prima di quando Antonie Von Wrangler aveva scorto il doppio nello specchio, altre studentesse e alcune cameriere lo avevano visto sostare accanto alla signorina Sagée durante l’ora di pranzo.

 

La visione del Doppelganger, testimoniata da così ampi gruppi di persone, diffondeva tra tutti un senso di sconcerto, ma l’evento più eclatante doveva ancora accadere. In un caldo giorno d’estate del 1846 le quarantadue allieve della scuola erano riunite attorno ad un tavolo in una grande stanza che dava sul giardino e facevano esercizi di ricamo sotto l’occhio vigile di un’insegnante.

Attraverso le quattro porte spalancate, il gruppo aveva una chiara visione della signorina Sagée che coglieva fiori nel giardino.

 

Ad un certo punto l’insegnante addetta alla sorveglianza si allontanò un momento dalla stanza, e la sua sedia fu occupata immediatamente da Emilie Sagée. Contemporaneamente, tuttavia, le stupitissime ragazze continuavano a vedere la donna nel giardino, benché i suoi gesti sembrassero essersi fatti più languidi.

Volendo vederci chiaro, due delle alunne più audaci tentarono di toccare la sagoma seduta sulla sedia, ma le loro mani incontrarono una minima resistenza. Una delle ragazze osò portarsi di fronte alla sedia dell’insegnante e fece qualche passo avanti in modo da attraversare in parte l’apparizione, dalla quale non venne tuttavia né un cenno né una parola.

 

Poco dopo l’immagine cominciò ad impallidire sino a svanire completamente, mentre nel giardino Emilie Sagée riacquistava la consueta vivacità.

 

Alcune delle ragazze le chiesero più tardi che cosa ricordasse dell’accaduto. La donna rispose solo che dal giardino aveva visto l’altra insegnante uscire dalla stanza, e aveva desiderato di essere al suo posto per evitare che le ragazze, lasciate sole, combinassero qualche guaio.

D’altro canto, un Doppelganger così singolare può essere facilmente messo in dubbio per vari motivi. La storia di Emilie Sagée è giunta fino a noi da una delle sue allieve, Julie Von Guldenstubbe, che all’epoca dei fatti aveva solo tredici anni, non certo l’età più affidabile dal punto di vista della chiarezza e della precisione. E il fatto che tutte e quarantadue le allieve fossero unanimi nel descrivere ciò che avevano osservato rende la cosa certamente sospetta.

Le testimonianze oculari di un singolo evento variano abitualmente almeno nei particolari. Le allieve potrebbero benissimo essere state vittime di un’allucinazione isterica, in cui le chiacchiere e la suggestione, apertamente condivise, si sarebbero trasformate in un’inalienabile certezza.

 

Fonte del caso di Emilie Sagée: https://www.viaggionelmistero.it/paranormale/fantasmi/il-fenomeno-dei-doppelganger-i-fantasmi-dei-vivi

 

 

Il “doppio” di Paul McCartney

Il fattore scatenante di questa nota leggenda metropolitana può essere fatto risalire al 1969, quando durante una trasmissione radiofonica della stazione WKNR di Detroit, il disc-jockey Russ Gibb riceveva la telefonata di un misterioso ascoltatore, tale “Alfred”, che sosteneva di conoscere un agghiacciante segreto della vita dei Beatles.
Il fantomatico Alfred, in diretta radiofonica rivelò che Paul McCartney era morto in un incidente stradale avvenuto il 9 Novembre 1966.
In quel periodo, i Beatles erano impegnati nella realizzazione del’album che avrebbe dato una svolta alla storia del rock: Sgt. Pepper’s lonely hearts club band. Nel corso della telefonata, Alfred citò alcuni articoli tratti dal giornali inglesi, a proposito di un incidente avvenuto alle cinque del mattino del 9 Novembre 1966.
Il guidatore dell’auto distrutta, completamente sfigurato, non era stato identificato. Ma secondo Alfred aveva un nome: Paul McCartney. Dopo quattro mesi dall’incidente, nel febbraio 1967, il fan club ufficiale dei Beatles lanciò senza una apparente ragione uno strano concorso: «Cerchiamo il sosia di Paul McCartney».
Centinaia di persone, da ogni parte del mondo, spedirono la loro foto e si presentarono alle selezioni indette dal fan club. Il vincitore del concorso no fu però mai nominato….Perché? Forse per nasconderlo.
Secondo il misterioso Alfred, infatti, il sosia di Paul fu trovato davvero, il quale dopo “ritocchi” ai lineamenti e alla voce, ne prese il posto. L’industria discografica, dunque, avrebbe sostituito Paul con un sosia.
Con la complicità di Lennon, Harrison e Starr. Sembra però che questo terribile segreto abbia generato una sorta di senso di colpa dalla band, a giudicare dai vari indizi lasciati sugli album e le canzoni. Indizi lasciati quà e là, per far trapelare un terribile segreto o per fare forse un simpatico scherzo a milioni di fan ?
Ad esempio, sulla copertina di Magical mistery tour (1967), Paul è l’unico a tenere una rosa nera invece di una rossa, ed inoltre, in una immagine di gruppo, sulla batteria di Ringo, troviamo la scritta «Love 3 Beatles » …ma i Beatles non erano in 4 ? Sempre in Magical mistery tour, Paul e compagni indossano delle maschere. Una di esse raffigura un tricheco.
Secondo la simbologia delle leggende nordiche (vecchia passione di Lennon) il tricheco rappresenta la morte. Quale, dei quattro Beatles indossava questa tetra maschera? La soluzione ci viene offerta da Lennon nella canzone Glass onion (The Beatles, 1968), in cui si dice : «Vi avevo parlato del tricheco.
Ebbene, ecco un’altra pista per voi: il tricheco era Paul».Ma la canzone a nostro avviso più diretta ed eloquente, perché così maledettamente inquietante è Strowberry fields forever (Magical mistery tour ,1967), dove alla fine dopo un pezzo strumentale psichedelico Lennon sussurra «..I’ve buried Paul», «..Ho sepolto Paul».

Nel 2009 due periti italiani, l’informatico Francesco Gavazzeni e il medico legale Gabriella Carlesi, basandosi su avanzate tecniche medico-legali hanno svolto un approfondito studio di antropometria e di craniometria su immagini di Paul McCartney, scattate prima e dopo la data del presunto incidente in cui l’artista avrebbe trovato la morte, allo scopo di confrontarne le caratteristiche biometriche e decidere così se si trattasse o meno della stessa persona.

Sorprendentemente, lo studio ha portato a concludere che resta aperta la probabilità che non si tratti della stessa persona, in quanto il confronto dei dati biometrici (analisi della forma del cranio e della mascella, della curva mandibolare, dei padiglioni auricolari, del palato e della dentatura) indica che si potrebbe trattare di differenti individui, sia pur in apparenza molto somiglianti.

 

Ulteriori analisi sono state effettuate nel 2013 dal perito antropometrico e biometrico Daniele Gullà per conto della trasmissione televisiva Mistero, rivelando come sia le foto delle parti immutabili dei volti originali e del presunto sosia che le registrazioni audio della voce non presentino alcun elemento in comune.

 

 

Il poeta tedesco Johann Goethe

Il poeta tedesco Johann Goethe, in Poesia e Verità, ricorda un curioso episodio di cui fu protagonista: ‘Cavalcavo lungo il sentiero per Drusenheim, quando mi sopraffece un presagio fra i più strani. Vidi cioè me stesso, con gli occhi della mente e non nel corpo, venirmi incontro per la stessa via, a cavallo. Vestivo un abito che non avevo mai indossato, grigio-azzurro con fregi d’oro. Quando mi riscossi, la figura era sparita. Lo strano è che, otto anni dopo, mi ritrovai, col vestito del sogno che mi ero messo per caso, sulla stessa strada.’

 

 

 

 

In termini paranormali chi sono esattamente questi Doppelganger ?

 

Essi vengono considerati doppi fantasmi di persone vive anche se non presentano le caratteristiche proprie degli stessi. Possono presagire malattie, morte o più in generale tragedie, oppure, spiriti che assumono le sembianze di una persona viva semplicemente per fargli del male. Vi sono persone che sono convinti che i Doppelgänger abbiano la capacità di materializzarsi e assumere la forma che preferiscono.

 

Gli indiani Cherokee, credono nei “Noonnei”, spiriti che raramente comunicano con gli uomini, ma che quando lo fanno assumono le sembianze di qualcuno che conosciamo, mantenendo addirittura il nome della persona che soppiantano, al contrario dei Doppelgänger però, questi spiriti avrebbero il compito di aiutare la razza umana. Tuttavia se qualcuno osa offenderli, muore poco dopo averlo fatto.

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