IL MISTERO DELLE STATUE STELE DELLA LUNIGIANA

Idoli cosmici, divinità funerarie o lo spirito pietrificato degli stessi defunti ? Sono tuttora un enigma le statue stele della Lunigiana, fenomeno tra i più rilevanti, circoscritti e sfuggenti della civiltà megalitica europea.

Monumenti antropomorfi in tenera arenaria (III -I millennio a.C.), simbolo identitario della valle del Magra, in cui si è concentrata la totalità dei ritrovamenti. Quello più copioso li ha rinvenuti in fila, in ordine di altezza con il volto rivolto a sud, verso il corso del sole.

 

 

Oggi serrati nella loro remota fissità, nel loro mistero esaltato da luci e ombre sapienti, emozionano nel rinnovato allestimento del Museo delle Statue Stele di Pontremoli, nei labirinti del millenario Castello del Piagnaro (dal nome delle «piagne», lastre in arenaria qui utilizzate per i tetti), che domina il borgo dall’alto della collina. Una quarantina di esemplari in totale tra figure maschili e femminili.

Un museo con una storia molto bella e particolare, non nasce da una raccolta già organizzata, da una collezione principesca. Nasce dal basso. Grazie alla disponibilità e al lavoro di appassionati che hanno collaborato con gli archeologi di professione e dei cittadini.

Le statue stele sono state trovate nei campi, nei ripostigli agricoli, magari incastonate nei muri delle case e consegnate agli archeologi, hanno man mano costituito il nucleo di un museo di grande valore anche civico.

 

 

I tratti somatici affidati a grafismi astratti (due forellini o rilievi a pastiglia gli occhi, un segmento verticale il naso, due coppelle o cerchietti incavati le orecchie) e l’identità sessuale consegnata alla raffigurazione di pugnali o punte di lancia per gli uomini e a quella di seni e qualche ornamento per le donne. Potrebbero sembrare tutte uguali le statue stele. Invece non lo sono. Gli archeologi le hanno classificate in tre gruppi tipologici: A, B, C.

 

Le più lontane nel tempo hanno la testa semicircolare, «a cappello di carabiniere», separata dal corpo solo da una leggera rientranza. Le più numerose si riconoscono per una più incisiva definizione dei dettagli anatomici e la netta distinzione del capo rispetto al tronco. Le più recenti sono lavorate quasi a tutto tondo.

Nella manica medievale del Castello rimasta intatta nei secoli sembrano conficcate nella nuda terra, come in origine erano conficcate in radure boschive: necropoli o santuari a cielo aperto al di fuori dei centri abitati. Un’arcana scenografia che restituisce alle statue stele tutta la loro sacralità.

 

Fonte: statuestele

 

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